di Marco Torricelli
La premessa è che la «struttura ternana», intesa nel suo complesso socio-economico, «è stata scossa nella sua identità dagli eventi strettamente collegati alla crisi economica-industriale internazionale che hanno caratterizzato l’anno appena terminato». Ma Attilio Romanelli, che guida la Cgil ternana, non si limita certo alle recriminazioni. Dopo aver ricordato che «la paventata abolizione dello status di città capoluogo di provincia e la vendita del sito siderurgico degli acciai speciali si sono intrecciati, agendo in modo preoccupante sulla fisionomia della nostra comunità», accetta di partire da questa per provare a guardare avanti e tracciare un ideale percorso futuro.
Quali saranno, quest’anno, i fronti più impegnativi per il sindacato ternano?
«Metto al primo posto i temi del lavoro, avendo piena consapevolezza che disoccupazione e salari non potranno continuare ad essere elementi negativi che hanno fatto della nostra provincia e della nostra regione l’area più debole del Centro Italia. La Provincia ternana deve individuare le eccellenze su cui investire in termini economici e formativi, sapendo che la ricchezza del prodotto e del processo è inscindibile dalla ricerca e dall’innovazione. Abbiamo registrato un decremento nelle spese familiari per quanto riguarda la formazione, questo è un campanello d’allarme che obbliga tutti; in modo particolare il governo umbro e le forze sociali a trovare soluzioni che riconsegnino la speranza e la volontà di investire nell’istruzione come soggetto fondamentale per uscire dalla crisi.
Altra sfida fondamentale riguarderà l’innovazione in tema di regionalismo, attraverso riforme istituzionali tese a potenziare la rappresentanza e i servizi al cittadini».
L’atteggiamento delle istituzioni locali, nei confronti delle situazioni critiche esistenti, è sufficientemente propositivo o riterreste opportuno un mutamento?
«Sanità, assistenza, trasporto pubblico, rifiuti, acqua, ambiente sono i temi dell’Agenda Umbra dove sarà obbligatorio uscire dal rivendicazionismo territoriale e creare un sistema a rete che renda il tutto più efficiente evitando sterili discussioni sul contenuto della spesa pubblica che fino ad oggi ha solo significato contrazioni dello Stato ed espansione dei privati. Tema di grande attualità è quello relativo all’assistenza sanitaria e sociale dove l’Umbria ha costruito livelli di avanzata prestazione, anche grazie al contributo fattivo degli operatori».
Tra i sindacati ternani esiste un ‘comune sentire’ o si registra lo stesso clima che caratterizza i rapporti a livello nazionale?
«Nel recente passato abbiamo registrato condivisioni su vertenze cittadine importanti, come: Siderurgia, Chimica, Edilizia, non sempre però si sono condivise le azioni e gli strumenti di mobilitazione, spero che il nuovo anno possa aiutarci a superare le divisioni nell’interesse di chi rappresentiamo. Attività industriali, riordino istituzionale, servizi sono i temi del confronto non solo dei sindacati ma anche delle associazioni datoriali, e delle Autonomie locali, con il dovere di tutti, nell’interesse del bene comune, di trovare soluzioni moderne e in grado di mantenere il livello di civiltà che ha concretamente caratterizzato l’Umbria».

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