Risparmio e ricchezza pro-capite in lieve crescita, che viene investita all’insegna della grande cautela attraverso strumenti a basso tasso di rischio. Sono questi i tratti salienti che emergono dal secondo Osservatorio del risparmio realizzato da Unicredit e Pioneer investments sulle famiglie umbre. Secondo i dati dell’istituto di credito, le stime per il 2013 mostrano un trend in rialzo dopo il crollo registrato tra 2010 e 2012: a fronte di 1.600 euro a famiglia accantonati in media nel 2012, per il 2013 le previsioni parlano di cento euro in più, mentre per il 2014 si arriverà a quota 1.900 euro. La propensione al risparmio delle famiglie umbre, intesa come quota del risparmio lordo sul reddito disponibile lordo, è in lieve aumento rispetto al dato 2012, attestandosi a 8,1% (7,5% nel 2012). Rispetto alla media nazionale e a quella del centro Italia però, l’umbro mostra una propensione al risparmio molto minore, visto che nel 2013 l’Umbria si attestava all’8,1% contro l’11,6% dell’Italia e l’11,2% del Centro Italia.
La ricchezza Per quanto riguarda la ricchezza invece, intesa come somma di tutte le attività finanziarie, Unicredit spiega che quella pro-capite in Umbria nel 2013 appare in crescita rispetto ai livelli pre crisi del 2010, attestandosi a 46.300 euro (+1,7%). Una variazione più marcata rispetto a quella nazionale (+0,7%), ma va sottolineato come la ricchezza pro-capite umbra sia nettamente più bassa rispetto a quella della media italiana (63.600 euro). Come accennato in apertura, questa ricchezza viene investita in modo molto cauto: in media infatti i portafogli contengono circa il 40% di attività liquide. Tradotto in termini reali, secondo i dati di Unicredit 11 miliardi sono immobilizzati dentro le banche e cinque nelle Poste. Sette invece sono investiti nelle riserve tecniche delle assicurazioni e quattro nei titoli pubblici, mentre in totale sulle azioni delle società quotate sono stati investiti sei miliardi di euro (cinque in obbligazioni private).
Basso rischio Il profilo di rischio è quindi «contenuto» e di conseguenza anche le remunerazioni sono basse. «Se una tale strategia – spiegano Unicredit e Pioneer – ha consentito di proteggere meglio la ricchezza in fasi di turbolenza dei mercati, non è detto che essa rappresenti la scelta ottimale in un contesto di graduale normalizzazione degli stessi. Infatti, una maggiore esposizione verso strumenti professionali di gestione del risparmio (come i fondi d’investimento o le riserve tecniche delle polizze assicurative), dovrebbe garantire un rendimento del capitale più adeguato su un orizzonte di tempo di medio lungo periodo».
