Un ricercatore

di Daniele Bovi

È un’Umbria in controtendenza rispetto alla media del paese quella che emerge dall’ultimo dossier dell’Istat dedicato a ricerca e sviluppo, un tema chiave per il futuro della regione. A livello nazionale l’analisi abbraccio il periodo post pandemico 2022-2024. In particolare nel 2022 secondo Istat in Italia sono stati spesi circa 27,3 miliardi di euro in R&S, il 5 per cento in più rispetto al 2021. Per il 2023 invece i dati preliminari segnalano una battuta d’arresto della spesa in R&S delle imprese (-0,3 per cento) e un recupero per il 2024.

In Umbria A livello regionale dati dettagliati ci sono solo fino al 2022, anno durante il quale in Umbria tutte le realtà considerate da Istat (imprese, istituzioni pubbliche, università pubbliche e private e istituzioni private non profit) hanno speso in ricerca e sviluppo 221,5 milioni di euro, due in meno rispetto all’anno precedente; se in Italia l’incidenza è stata pari all’1,37 per cento, in Umbria si scende allo 0,9. Il calo del 2022 è da imputare essenzialmente alle imprese, che passano da 100,3 milioni a 97,1, mentre le università da 105,7 a 106,9; quanto alle istituzioni pubbliche, il dato è sostanzialmente stabile (17,4 milioni).

I settori L’Umbria è in controtendenza anche se si guarda ai settori. In Italia oltre il 61 per cento della spesa in R&S (più di 16 miliardi) è fatta dalle imprese, mentre nella regione si parla di poco più del 40 per cento. Un’Umbria dove è quindi l’Università a fare la parte del leone con il 48,3 per cento del totale. Il quadro varia molto a livello regionale: la spesa privata vale i tre quarti del totale in Piemonte, Lombardia ed Emilia, mentre oltre la metà al Sud è da imputare alle università con punte del 73 per cento in Basilicata e del 78 in Calabria. Al Centro invece la R&S di Toscana e Marche è di natura prevalentemente privata (rispettivamente, 58 e 56 per cento). In termini di incidenza sul Più a fare meglio sono Piemonte (2,1 per cento) Emilia Romagna (2 per cento) e Lazio (1,9 per cento); in fondo alla classifica Basilicata e Calabria (0,6 per cento) e Valle D’Aosta (0,5).

Gli addetti Nel dossier di Istat ci sono anche i numeri relativi agli addetti alla ricerca. In Umbria si parla di un totale di 5.603 persone nel 2022 contro le 6.119 dell’anno prima; di queste nel 2022 2.353 erano ricercato, 17 in più. Quanto al sesso, 2.075 sono le donne e 3.528 gli uomini. Le università da sole impiegavano 2.531 persone nel 2022, 1.349 delle quali ricercatori, mentre le imprese 2.665; 398 invece gli addetti delle istituzioni pubbliche. Nel 2020 invece in totale l’Umbria poteva contare su 6.950 addetti. A livello nazionale invece il personale è rimasto stabile (503 mila unità).

In Italia Per quanto riguarda i settori dati a livello regionale non vengono forniti da Istat. In Italia nel complesso nel 2022 la ricerca di base aveva raggiunto i 6,7 miliardi di euro (+8,8 per cento), mentre quella applicata gli 11 miliardi (+6,6 per cento) e quella per lo sviluppo sperimentale di nuovi processi e prodotti i 9,4 miliardi. Privati e istituzioni pubbliche investono soprattutto in ricerca applicata mentre le università in quella di base. Il settore degli autoveicoli da solo vale quasi il 14 per cento in Italia.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.