di Chia.Fa.
Palazzi e resort di lusso italiani cassaforte dei capitali arabi. È l’edizione di lunedì del quotidiano economico Il Sole 24 Ore a fare il punto sul real estate italiano di altissima fascia che negli ultimi anni ha attratto gli investitori del Golfo in diverse zone d’Italia, Umbria compresa. Mohamed Alabbar, businessman degli Emirati Arabi e fondatore di Emaar Properties con un patrimonio stimato di 2,3 miliardi di dollari da Forbes, ha infatti acquistato nell’ottobre storico lo storico Castello di Antognolla a Perugia, fin qui in mano al magnate russo con passaporto britannico Andrey Yakunin, figlio maggiore di Vladimir Yakunin, ex capo delle ferrovie russe e stretto collaboratore di Vladimir Putin.
L’operazione, stando a quanto emerso su alcuni portali web del settore, come Modern construction 360 Middleeast, si è chiusa intorno ai 55 milioni di dollari, ma Mohamed Alabbar avrebbe l’intenzione di investire nel resort di Antognolla a Perugia ulteriori 145 milioni di dollari per trasformare il castello del XII secolo e la tenuta circostante in una struttura extra lusso, come peraltro era già previsto dal progetto di Andrey Yakunin.
Il resort di Antognolla a Perugia su cui ha messo le mani Mohamed Alabbar, dovrebbe entrare a far parte del network del marchio Six Senses entro il 2026, diventando la seconda struttura Six Senses in Italia dopo Roma piazza San Marcello, dove si sfiorano le 100 soluzioni tra camere e suite. Stando a quando riporta Modern construction 360 Middleeast il progetto di Mohamed Alabbar ad Antognolla a Perugia «mira a dare impulso al turismo di lusso in Umbria, prevedendo un aumento del 15 per cento dei visitatori di lusso entro tre anni dall’apertura, a beneficio di settori locali come ospitalità, artigianato e agricoltura».
Il Sole 24 Ore, però, ricorda che Mohamed Alabbar con Emaar Properties, di cui è fondatore e presidente, oltre ad aver costruito il Burj Khalifa a Dubai, ha anche acquistato il Grand hotel imperiale di Forte dei Marmi per 40 milioni e il suo nome «è oggi dietro al rilancio dell’ex caserma Guido Reni a Roma», perché «Eagle Hills, il colosso immobiliare di Abu Dhabi guidato dal fondatore di Emaar, si è unito infatti a Coima e Cdp real asset nell’operazione di riqualificazione che sta per partire».
Ci si interroga da settimane se l’instabilità dell’area del Golfo, generata dalla guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran, possa compromettere questi investimenti. Uno scenario che sembra non convincere Angela D’Amico, partner e real estate sector leader di Deloitte Italia, sentita dal quotidiano economico. «Gli investimenti effettuati in Italia dai fondi sovrani mediorientali nell’ultimo decennio si inseriscono in una strategia di diversificazione e con un’ottica di lungo periodo», ha detto l’esperta, secondo cui «l’Italia emerge come una delle destinazioni privilegiate: la combinazione di un patrimonio architettonico unico e di una domanda turistica strutturalmente elevata la rende un mercato attrattivo per gli investimenti dei fondi sovrani arabi».



















