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Si va verso una modifica progressiva del reddito di cittadinanza, preferita rispetto alla cancellazione immediata. L’orientamento del Governo è stato espresso dal sottosegretario al lavoro, il leghista Durigon, in una anticipazione al Corriere della Sera. A Farsi strada sarebbe la proposta che arriva dalla Lega che, ad avviso di Durigon, sarebbe più soft, rispetto ad altre. La sostanza è che il reddito di cittadinanza non può essere concepito a vita. Ma, come la Naspi, ovvero l’identità di disoccupazione, deve essere a tempo. E soprattutto deve contenere elementi incentivanti al lavoro e disincentivi a rimanere a casa. Quindi la proposta è che dopo i primi 18 mesi, si può andare avanti con il reddito di cittadinanza al massimo per altri due anni e mezzo. Decurtandolo in una prima fase di un 25% e poi di un altro 25%.

Il nuovo reddito di cittadinanza Funzionerebbe così: intanto potrebbe bastare una sola proposta di lavoro congrua, rifiutata la quale si perde il reddito di cittadinanza. Dopo i primi 18 mesi, diventa obbligatorio entrare in un percorso di politiche attive del lavoro di 6 mesi, che non viene più pagato dal reddito di cittadinanza ma potrebbe essere sostenuto dal Fondo sociale europeo. Quindi corsi di formazioni basati sulle esigenze delle aziende e calibrati sul profilo del destinatario del sussidio. Se dopo questi sei mesi la persona è ancora senza lavoro, il reddito gli viene restituito, ma solo per altri 12 mesi e decurtato del 25%. In questi ulteriori 12 mesi continuano i corsi di formazione. Dopo questo periodo, se ancora non trova lavoro, viene sospeso per altri 6 mesi dal reddito di cittadinanza, passati i quali può fare ulteriore richiesta. Che verrà concessa, non più per altri 12 mesi, ma per soli 6 mesi, con una decurtazione di un ulteriore 25%, arrivando dopo un percorso che prevede anche la formazione a un reddito pari alla metà di quello che prendeva in precedenza. Per favorire, invece, il lavoro si prevede un maggiore coinvolgimento di agenzie private e incentivi per le aziende che assumono persone destinatarie del reddito di cittadinanza. I controlli invece potrebbero passare dall’Inps ai Comuni che conoscono maggiormente le reali realtà di povertà.

I dati italiani A luglio 2022, in Italia, i nuclei beneficiari di Reddito di Cittadinanza sono 1.053.443, mentre i nuclei beneficiari di Pensione di Cittadinanza sono 117.183.

I dati in Umbria I dati dell’Inps per quanto riguarda l’Umbria, nel periodo gennaio-settembre 2022, raccontano che le persone coinvolte dalla misura sono 28.381 (13.421 nuclei) per un importo medio mensile di 534,30 euro. Nel 2021 erano 33.770, 33.142 nel 2020, 24.648 nel 2019.

Gli occupabili Quanti sono i beneficiari del reddito di cittadinanza occupabili, e che quindi rischiano di perdere il sussidio secondo le intenzioni del nuovo esecutivo? Secondo i dati dell’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) i beneficiari del Reddito di cittadinanza indirizzati ai servizi per il lavoro sono 919.916. Da questa cifra però vanno tolti i 173mila che risultano già occupati (18,8%) e gli 86mila esonerati, esclusi o rinviati ai servizi sociali (9,4%). Rimangono quindi 660mila persone (il 71,8%) tenute alla sottoscrizione del patto per il lavoro: molto probabilmente sono quelli su cui ricadrà la stretta voluta dal nuovo governo.

I risparmi Secondo Durigon si potranno risparmiare «a regime, cioè alla fine del percorso, almeno 3 miliardi» su una spesa di circa 8 miliardi l’anno. «Ma già in partenza, con la sospensione e il taglio del 25% del sussidio, circa 1,2 miliardi, senza contare i risparmi con i controlli».

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