di Fabio Toni
Convocare subito un tavolo a palazzo Chigi per affrontare la questione. L’ipotesi-cessione delle acciaierie di Terni mette in allarme i sindacati, che hanno convocato una conferenza stampa nella sede della Cisl: «Siamo tornati indietro di un anno e mezzo».
Marini mercoledì a Roma Questo mentre la presidente Catiuscia Marini mercoledì vedrà, al ministero dello Sviluppo (giovedì alle 18 a Roma altro incontro con istituzioni e sindacati), alcuni rappresentanti del governo per sapere in che modo l’esecutivo intende seguire la vicenda e per chiedere un confronto diretto con Outokumpu. Un confronto per «definire le condizioni affinché si possa mantenere integro il loro nuovo progetto industriale». «Le sorti della più grande industria nazionale di acciaio inossidabile – ha detto la Marini -, che occupa una parte rilevante del mercato europeo e mondiale, necessitino della definizione di una sede formale di confronto». «Io non penso – prosegue – che possa davvero esistere un obbligo perentorio stabilito dalla Commissione Europea – prosegue la presidente – in materia di ‘antitrust’, tale da costringere il gruppo Outukumpu a rinunciare ad una parte sostanziale dell’acquisizione della società Inoxum, con particolare riferimento al sito di Terni. Anzi, ritengo che sia necessario attivare tutti i canali istituzionali per conoscere le proposte e le osservazioni formalmente avanzate, in tal senso, dalla Commissione Europea». Mercoledì il ministro Passera, inoltre, risponderà al question time alla Camera sul caso Thyssen ad una interrogazione del deputato Pd Carlo Emanuele Trappolino.
Mobilitazione subito Cgil, Cisl, Uil, Fismic e Ugl, nel corso della conferenza stampa, hanno annunciato che fin da subito partirà una mobilitazione con volantinaggi e assemblee in fabbrica da lunedì prossimo. L’allarme riguarda i circa tremila addetti diretti, che si allargano a diecimila con l’indotto, ma le ricadute sarebbero sull’intero territorio regionale.
Sindacati mai coinvolti Celestino Tasso (Fim Cisl) punta il dito contro il metodo adottato: «I sindacati sono stati lasciati all’oscuro di tutto. Le cose le abbiamo sapute attraverso la stampa o da comunicazioni come quella di ieri. Nessuna decisione della proprietà è stata finora condivisa». Le preoccupazioni per i sindacati non sono iniziate con l’annuncio-choc della messa in vendita. L’allarme si lega anche alla prima ipotesi che prevedeva cessione delle due linee di laminati a freddo. «Gli accordi con eventuali acquirenti devono coinvolgerci in prima persona. Devono dirci cosa accade e come intendono gestire questa fase. Terni non può diventare il magazzino delle scope di nessuno, dove finisce ciò che non serve». La prima garanzia di un confronto corretto fra venditori e acquirenti sta nella sede istituzionale: «La politica deve fare la sua parte in pieno e ci aspettiamo risposte certe. Terni ha già pagato il suo prezzo. Ora basta».
PARLA IL SINDACO DI GIROLAMO: GIOVEDI’ INCONTRO AL MINISTERO
Rischio di venire divorati Claudio Cipolla (Fiom Cgil): «Siamo di fronte a un cambio radicale di strategia. Siamo tornati al maggio del 2011, con il sito di Terni in vendita e tutti gli scenari aperti». Per il futuro, è il momento delle ipotesi più disparate: dalla cessione a fondi internazionali, gruppi, cordate italiane e società miste. «Terni da sola? Il rischio è che venga divorata dalle multinazionali – spiega Cipolla -. Se in questi anni siamo rimasti competitivi, è grazie alla dimensione internazionale assunta dagli stabilimenti negli ultimi venti anni». I sindacati si sono già attivati per informare il personale con volantini e assemblee: «I lavoratori, ancora una volta, si sono dimostrati più responsabili del management. Di chi decide». Giovedì i sindacati saranno a Roma, su convocazione di Giampiero Castano, dirigente del ministero dello sviluppo economico: «Ci andremo ma il vero tavolo è quello già aperto a palazzo Chigi. Terni non è una vertenza come le altre e travalica i confini nazionali».
LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO: INTERVENGA IL GOVERNO
In discussione il futuro Sulla stessa linea Giovacchino Olimpieri della Fismic («le istituzioni non possono addormentarsi sull’idea che a Terni si continuerà comunque a produrre. Le carenze infrastrutturali sono quelle di sempre. È in discussione il futuro») e Maurizio Paoloni della Uilm («il timone di questa situazione lo terrà il sindacato nella sua interezza»). Danilo Francescangeli dell’Ugl Metalmeccanici ha sottolineato come «in soli sette giorni si sia passati dall’ipotesi di cedere due linee a freddo alla proposta di vendere l’intero sito. Tutto ciò è inverosimile – aggiunge – Terni avrebbe potuto essere la terza gamba europea dell’inossidabile ma ora tutto sembra pendere in favore della Germania e già si parla di un possibile revamping degli impianti Tk di Bochum e Krefeld».
AUDIO: TUTTA LA CONFERENZA STAMPA DELL’AD PUCCI
Anche per la senatrice Anna Rita Fioroni «il governo deve intervenire con urgenza sulla questione relativa alla cessione di Inoxum. E’ necessario, infatti – aggiunge – che venga confermato il ruolo strategico del polo ternano, nel quadro europeo ed internazionale per garantire livelli di produzione che sostengano la competitività del Paese. Per tale ragione presenterò un’interrogazione parlamentare al Governo per chiedere la rapida convocazione del tavolo nazionale già istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e per capire quali iniziative intenda adottare per dare alla produzione degli acciai speciali umbri un ruolo di primo piano per lo sviluppo del sistema produttivo nazionale».

