
di D.B.
E’ l’Umbria, secondo quanto emerge dallo studio sull’andamento dei protesti nelle province italiane pubblicato lunedì mattina da Unioncamere, l’unica regione d’Italia dove nel corso del 2010 si è registrato un aumento dei titoli protestati. L’Umbria infatti, con un aumento del 3,1%, si pone in solitaria controtendenza rispetto alla media nazionale che ha visto una diminuzione dell’insoluto pari al 16%.
50 milioni di mancati pagherò In totale nel 2010 sono stati 18.872 i titoli protestati per un totale di promesse non onorate pari a 49,6 milioni di euro. Un valore comunque più basso rispetto ai quasi 57milioni del 2009: se in termini assoluti infatti i protesti aumentano, è il valore medio che diminuisce passando da 3.106 euro a 2.632. Nella speciale classifica per province, Perugia si piazza al 40esimo posto con 14.017 protesti per un valore di 38,4 milioni di euro, mentre Terni è al 69esimo con 4.855 protesti e un valore di 11 milioni di euro.
In Italia flessione del 16% Secondo Unioncamere le cause della marcata flessione a livello nazionale sono da individuarsi in un’economia ancora convalescente a causa della crisi e in una maggiore attenzione al portafoglio da parte di imprenditori e consumatori. Il conto delle premesse non onorate si ferma quindi a poco più di 3,8 miliardi di euro contro i 4,5 del 2009. In termini relativi nei dodici mesi dello scorso anno i protesti levati nelle province italiane si sono ridotti complessivamente del 7,2% nel numero e del 14,7% in valore. La diminuzione ha riguardato tutte le tipologie di «pagherò»: dagli assegni alle cambiali alle tratte. In particolare, gli assegni sono diminuiti del 16,5% nel numero e di quasi il 22% nell’importo (il valore medio è diminuito del 6%).
Scendono le cambiali a vuoto Indicatori con il segno meno anche per le cambiali a vuoto che hanno visto ridursi sia il loro numero del 2,6% che il valore medio (-3,5%), con il risultato che i «pagherò» rimasti sulla carta hanno registrato una riduzione del 5,9% rispetto al 2009, per un controvalore totale di poco superiore al miliardo e 850 milioni di euro contro i quasi 2 miliardi dello scorso anno. In diminuzione anche le tratte, strumento di pagamento residuale ma ancora in uso nel mondo degli affari: il numero di quelle non incassate nei dodici mesi del 2010 è diminuito del 15,7%, così come il loro valore totale sceso del 3,5% mentre è aumentato del 14% il loro importo medio.
Lazio, Lombardia e Campania al top Lazio, Lombardia e Campania sono le regioni dove nel 2010, in valore assoluto si sono concentrate maggiormente le mancate promesse di pagamento, con un monte di scoperto pari, rispettivamente, a 748, 736 e 546 milioni di euro. La Lombardia balza in testa alla classifica se si guarda invece al numero di effetti complessivamente protestati, quasi 230mila, seguita dalla coppia Lazio e Campania rispettivamente con 220mila e 198mila. La graduatoria cambia se si prende in considerazione il valore medio delle «bufale»: il conto più salato lo presentano in Trentino-Alto Adige, con protesti che valgono in media di 3.980 euro contro una media nazionale di 2.774 euro. Seguono i veneti e i laziali che, rispettivamente, hanno firmato impegni del valore medio di 3.494 e 3.403 euro
