Presti in calo in Umbria
Concessi prestiti a 116 persone su 256 richiedenti

Nonostante le garanzie di Gepafin, la società finanziaria creata dalla Regione Umbria, gli istituti di credito umbri non hanno ritenuto soggetti «bancabili» parecchi fra coloro che avevano tutti i requisiti per accedere al prestito sociale d’onore: è quanto emerso mercoledì in Terza commissione a palazzo Cesaroni nel corso dell’audizione dell’assessore al Welfare Carla Casciari sull’andamento della legge 25 del 2007. Legge che ha istituito un fondo di garanzia per supportare piccoli prestiti, fino ad un massimo di cinquemila euro da restituire senza interessi entro 5 anni, in favore di persone in momentanea difficoltà economica, per la nascita o l’adozione di un figlio, la malattia o la morte di un membro del nucleo familiare, le spese per l’istruzione e la formazione di figli, quelle per un trasloco o per pagare l’affitto, da concedere per legge a chi possiede un reddito di almeno tra 5 e 17 mila euro annui.

La modifica «Persone – si legge nella relazione – che non hanno una situazione debitoria tale da evidenziare l’assoluta incapacità di rimborso del prestito», ma le banche hanno erogato risorse solo a 116 dei 256 richiedenti nelle varie zone sociali umbre, rilevando la mancanza di affidabilità per la restituzione a soggetti che pure erano stati ammessi in base ai requisiti posseduti. Per questo la Regione ha effettuato una modifica di legge per cui il fondo di 150 mila euro previsto dalla legge 25 diventa anche fondo a garanzia dei prestiti concessi, intervenendo quindi in caso di insolvenza del beneficiario. La Commissione consiliare ha preso atto con parere favorevole all’unanimità.