La vertenza Eon discussa martedì in consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Per i 50 lavoratori Eon di Terni, reduci dal presidio sotto la Cascata delle Marmore di sabato e domenica e che rischiano il posto a causa della ristrutturazione imposta dalla multinazionale tedesca, le uniche opzioni possibili non possono essere soltanto quelle del licenziamento o del trasferimento in Romania o in Germania. A dirlo, martedì in Consiglio regionale, l’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi rispondendo al consigliere Alfredo De Sio (Pdl) che, in un’interrogazione, aveva chiesto alla giunta di intervenire sul governo Monti allo scopo di avviare un confronto diretto con l’azienda. «Abbiamo avuto un incontro con le organizzazioni sindacali, insieme al Comune di Terni, e proprio insieme al Comune stiamo lavorando sulla questione. Abbiamo predisposto – ha detto Riommi -, ed è in partenza, una lettera ufficiale al ministro dello Sviluppo economico perché è evidente che sia il livello nazionale il punto dove ci si possa confrontare con questa grande multinazionale e alla quale porre una questione molto semplice: le ristrutturazioni innanzitutto devono avere un senso. I 50 lavoratori non possono essere messi di fronte all’alternativa Romania oppure licenziamento. Questo è assolutamente inaccettabile e ci sorprende ancora di più che lo faccia un gruppo tedesco, un Paese solitamente attento alla coesione sociale e ai diritti».

Ristrutturazione hard Riommi ha poi definito la ristrutturazione pensata da Eon «un pochino hard» perché prevede sostanzialmente che le funzioni amministrative e quelle commerciali siano esercitate in una doppia struttura, una in Germania e una in Romania. Per cui i circa 50 lavoratori di Terni, che sono impegnati in questo ambito, sarebbero chiamati a optare tra il trasferimento in Romania o in Germania o il licenziamento. De Sio, nella replica, si è dichiarato «soddisfatto» della risposta e degli impegni annunciati dell’assessore. «Non ci opponiamo a ristrutturazioni che ottimizzino le capacità di competizione dell’azienda – ha rimarcato -, ma chiedere a 50 lavoratori di trasferirsi in Germania o in Romania va al di là di ogni possibile immaginazione soprattutto quando la ricchezza che qui viene prodotta per la multinazionale viene reinvestita fuori dei confini nazionali». De Sio ha accolto positivamente la comunicazione della lettera al Governo che Regione e Comune di Terni hanno predisposto. E nell’invitare tutti «a tenere alta l’attenzione sulla materia», ha evidenziato nuovamente la «strategicità del sito ternano in un momento storico dove rischiamo di veder disperso un patrimonio intimamente legato al passato, al presente, ma anche al futuro della tradizione industriale a Terni».

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