Il Polo chimico di Teni

di Ivano Porfiri

La notizia è arrivata come una mazzata per chi sperava in una fumata bianca. Basell, la multinazionale texana della chimica, ha comunicato alle aziende che avevano presentato un’offerta per acquisire il sito ternano (in primis Novamont) di non aver accettato. Sindacati pronti alla mobilitazione. La presidente Marini va d’urgenza a Roma a Palazzo Chigi e chiede l’intervento del governo.

La comunicazione La decisione è stata comunicata ufficialmente nella tarda serata di martedì dal presidente di Basell Europa, Bob Pattel, con una lettera inviata a tutti i componenti della cordata la decisione di rigettare l’offerta presentata nei mesi scorsi dalla Newco, capeggiata da Novamont, alla LyondellBasell, che comprendeva oltre alla proposta di rilevare gli impianti anche un piano industriale di rilancio del sito improntato alla chimica verde. A riferirlo sono stati durante una conferenza stampa il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, l’assessore allo Sviluppo economico Gianluca Rossi e il presidente della Provincia Feliciano Polli, al termine di un incontro con i sindacati.

I motivi del no «Nella comunicazione – ha spiegato Rossi – si fa riferimento all’impossibilità della multinazionale di accogliere al momento la proposta in quanto ritenuta, dopo un’attenta analisi, non compatibile con la politica industriale strategica legata alla produzione di polipropilene. Quello della Basell non sembra dunque un rifiuto di natura economica, quanto piuttosto legato al fatto che la continuazione della produzione di polipropilene nel sito contrasterebbe con le strategia complessive della multinazionale americana. Non ci sembra un comportamento corretto nei confronti della comunità ternana». Rossi ha poi annunciato di aver già preso contatti sia con il responsabile dell’Ufficio crisi del ministero dello Sviluppo economico Giampietro Castano sia con il capo di gabinetto del dicastero Luigi Mastrobuono, mentre la presidente della Regione Catiuscia Marini cercherà un contatto con il governo nazionale ai massimi livelli. «Il ministero dello Sviluppo economico e quello degli Esteri ora prendano le loro iniziative – ha aggiunto Rossi – perché le trattative si sbloccano a quel livello. Se necessario si chiami l’ambasciatore americano a Roma e gli si chieda perché Basell torna al punto di partenza».

La posizione della Regione Le istituzioni locali da tempo chiedono che il governo si mobiliti per sbloccare una vicenda che, per l’assessore regionale Gianluca Rossi è sì molto delicata ma semplice da comprendere. In una videointervista esclusiva a Umbria24.it di appena due giorni fa Rossi ha sottolineato l’urgenza di fare qualcosa per esercitare una mediazione che solo l’esecutivo poteva compiere. «Se mancassero delle risorse sotto qualsiasi forma siamo anche disposti a metterle noi – aveva detto Rossi – purché ce ne venga data la possibilità. Certo se si tratta di contattare una multinazionale in Texas è il governo che deve muoversi».

Catiuscia Marini da Gianni Letta E non ha perso tempo neppure la presidente della Regione Catiuscia Marini, non appena saputo del no di Basell. In giornata si è recata a Roma, a Palazzo Chigi, dove ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Lo si apprende da fonti vicini alla presidente. Da quanto si apprende, Marini ha posto con forza all’esponente del governo la necessità che «l’esecutivo sia al fianco della Regione per affrontare la questione con un “approccio istituzionale” ai massimi livelli, se necessario anche a livello di diplomazia internazionale». «In gioco – avrebbe detto Marini a Letta – non c’è solo un’azienda con i suoi dipendenti ma il futuro dell’intero polo chimico di Terni e del progetto di riconversione alla “chimica verde”». Marini ha ricordato inoltre come esponenti dello stesso esecutivo, come il ministro Paolo Romani, si erano detto sensibili a quanto stava avvenendo a Terni e avrebbero dato il proprio controbuto per una conclusione positiva della vertenza.

Atteggiamento inaccettabile Per il sindaco Di Girolamo la Basell mantiene aperta formalmente la porta a delle controdeduzioni da parte della Newco (che provvederà a fornirle nelle prossime ore). «Ma il comportamento della multinazionale – ha spiegato -, anche per come è stata trasmessa la comunicazione, cioè’ per posta, è censurabile. Noi metteremo in campo tutte le iniziative necessarie a riprendere la lotta sospesa durante la trattativa e accompagnare i lavoratori. Lunedì convocherò gli stati generali della città per rilanciare il tema della vertenza Terni a livello nazionale e richiamare il governo alle sue responsabilità, perché si attivi con gli strumenti idonei e dovuti. C’è bisogno di un cambio di passo e di strategia». Polli ha definito il comportamento della Basell «inqualificabile, perché si è fatto finta di stare alla trattiva solo per perdere tempo. Ora – ha proseguito – serve un tavolo vero di discussione vera perché sarebbe inimmaginabile tentare un forte rilancio della chimica verde senza inserire Terni in questa strategia».

Basell dice no Ha la voce funerea Sergio Cardinali, segretario generale della Filcem di Terni, mentre esce dagli uffici della Regione dove è stata convocata subito una riunione per verificare la notizia giunta in mattinata e pianificare il da farsi: «Purtroppo è vero: Basell ha comunicato alle aziende la risposta negativa all’offerta economico-industriale per Terni. Adesso vedremo come mobilitarci perché è certo che dovremo fare qualcosa».

Quali mediazioni? Dopo la «marcia su Roma» dei lavoratori del polo chimico, il governo aveva assicurato un interessamento per una mediazione. Negli ultimi giorni il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, pareva aver preso in mano la situazione incontrando anche l’ad di Novamont Bastioli, ma evidentemente non è servito. «Io non ci credo tanto a queste mediazioni – dice laconico Cardinali – credo proprio che non si sia fatto abbastanza».

L’offerta Novamont L’azienda della chimica verde aveva presentato un progetto per rilevare lo stabilimento dove lavorano cento dipendenti, per cui Basell ha avanzato richiesta di messa in mobilità. Le cifre che sono circolate parlano di una distanza di una decina di milioni di euro tra domanda e offerta, ma dietro pare ci sia l’ostilità di Basell di vendere a un concorrente. Ai stessi lavoratori è stato dato da Basell un ultimatum al 30 giugno per decidere se trasferirsi nei siti di Ferrara o Brindisi oppure perdere l’impiego. Il 14 era poi in calendario un incontro tra sindacati e Confindustria. Certo, il no ora cambia tutto.

Stufara: governo assente «Oltre a dimostrare ancora una volta lo strapotere delle multinazionali, il rifiuto da parte di Basell dell’offerta di acquisto avanzata da Novamont evidenzia come il Governo nazionale non abbia fatto praticamente nulla per consentire una soluzione positiva della vicenda, sulla quale in queste settimane si è fatta calare una vera e propria cortina fumogena». Così il capogruppo di Prc-Fed.Sin. Damiano Stufara per il quale «da Berlusconi e la sua accolita, sempre più forte con i deboli e debole con i forti, non ci si può aspettare nulla di positivo per il mantenimento dei posti di lavoro, l’innovazione produttiva, la conversione tecnologica». «Parimenti – aggiunge il capogruppo di Rifondazione comunista – è finito il tempo dei convenevoli con Basell, la cui condotta richiede ormai una reazione, da parte delle forze del lavoro, e da chi rappresenta la comunità, adeguata all’offesa che viene loro arrecata. Bene dunque l’annuncio della mobilitazione sindacale, e bene qualsiasi iniziativa che i lavoratori intenderanno intraprendere per difendere dignità e diritti». Per Stufara «è giunto il momento per la politica e in particolare per i rappresentanti delle istituzioni, di sostenere con ogni mezzo la lotta che si va delineando, senza timore di violare, se necessario, i recinti del polo chimico e la proprietà privata di Basell, a cui – conclude – non si possono e non si devono sacrificare i destini di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie».

La replica del Pdl «Secondo i canoni della più bieca strumentalizzazione, la sinistra del ‘tanto peggio tanto meglio’ è interessata solo alla facile propaganda stravolgendo genesi e natura della vertenza Basell che, malgrado l’impegno delle istituzioni, è una vicenda tra privati dove il ruolo pubblico è solo quello di favorire accordi e non di imporli». Così i Consiglieri del Pdl Alfredo De Sio e Raffaele Nevi rispondono alle accuse del consigliere Damiano Stufara (Prc-Fds). «In questi mesi – aggiungono i due esponenti del Pdl – tutti hanno cercato di aprire crepe nel rigido protocollo che la multinazionale aveva adottato, per evitare la definitiva chiusura dello stabilimento, e il fatto che ci sia una trattativa aperta è anche il frutto dell’impegno del Governo che si sta adoperando per favorire  soluzioni percorribili che giungano ad una conclusione positiva. Il confronto con Novamont che sta vertendo essenzialmente sulla rilevazione in blocco del complesso industriale – spiegano Nevi e De Sio -, sappiamo che registra delle difficoltà tra le parti e che il Governo nel rispetto del suo ruolo si sta impegnando per favorire una soluzione positiva che porti ad un rilancio dell’intero sito». Secondo Nevi e De Sio nell’attuale fase della vicenda occorre «senso di responsabilità e non velleitarismi che rischiano di portare alla politica dello scaricabarile e di non risolvere i problemi reali. Il futuro di migliaia di famiglie – concludono i due esponenti del Pdl – non è un gioco né un elemento di propaganda elettorale e per questo occorre serietà e sobrietà in ogni azione e pronunciamento».