di Daniele Bovi
L’attuazione del Pnrr è entrata nella fase decisiva anche in Umbria. E allora: a 18 mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026 qual è la situazione nel Cuore verde d’Italia? A fornire un quadro venerdì è stata la Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che si è concentrata in particolare sull’attuazione – da parte di Regioni e Comuni – delle opere pubbliche finanziate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
I Comuni Le elaborazioni fatte da Svimez sono basate sui dati (aggiornati a metà dicembre) del Regis, il sistema gestionale unico del Pnrr. Partendo dai Comuni, secondo i numeri il 90,4 per cento delle risorse assegnate riguardano progetti in fase esecutiva (l’ultima prevista dall’iter burocratico), per un totale di 303 milioni di euro; il 90 per cento abbondante dell’Umbria vale uno dei primi posti in Italia insieme a Veneto, Toscana, Lombardia, Piemonte e Liguria. A livello pro capite si parla di 355,6 euro e, anche in questo caso, si tratta di uno dei valori più alti. In generale, l’Umbria è sopra alla media sia per lo stato di avanzamento delle opere che per quanto riguarda le risorse pro capite.
Amministrazioni regionali E le Regioni? In questo caso l’Umbria è più indietro: dalle tabelle di Svimez infatti emerge che poco più del 67 per cento delle risorse assegnate fa parte di progetti in fase esecutiva; un dato leggermente superiore alla media del paese (64 per cento) ma lontano dal resto del Centro-Nord (76 per cento). Complessivamente questi progetti esecutivi riguardano opere per 68 milioni, mentre a livello pro capite si tratta di poco più di 80 euro, lontano dalla media italiana (92,6) e da quella del Centro-Nord del paese (89,6). Perché le Regioni sono più indietro rispetto ai Comuni? Secondo l’associazione ciò «può trovare in parte spiegazione nella sovrapposizione con gli impegni legati all’implementazione dei programmi della politica di coesione europea».
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Il quadro nazionale A livello nazionale Svimez nota che i Comuni del Sud sono riusciti ad avviare cantieri con investimenti pro capite significativi, soprattutto per asili e scuole, mentre le Regioni, in particolare sulla sanità territoriale, procedono più a rilento. Complessivamente il Pnrr destina al capitolo opere pubbliche 65 miliardi di euro, con il Mezzogiorno che ha ricevuto il 54,6 per cento delle risorse mentre il Centro-Nord il 48,5. In termini pro capite, i Comuni del Sud hanno avviato investimenti per 440 euro a cittadino (302 euro al Centro-Nord), mentre le Regioni meridionali gestiscono 197 euro per abitante (118 euro al Centro-Nord). A fine 2024, i Comuni del Sud hanno avviato lavori per 5,6 miliardi (64 per cento delle risorse a loro destinate), contro i 9,7 miliardi del Centro-Nord (82,3 per cento). Le Regioni meridionali hanno avviato solo il 50 per cento delle risorse disponibili (1,9 miliardi), contro il 76 per cento del Centro-Nord (3,5 miliardi). Le difficoltà riguardano soprattutto la fase progettuale e burocratica.
Sanità territoriale Le Regioni del Sud risultano particolarmente in ritardo sugli investimenti per la sanità di prossimità. La rimodulazione del Pnrr secondo Svimez deve evitare ulteriori tagli agli investimenti pubblici, che comprometterebbero le opportunità di sviluppo del Mezzogiorno. Per l’associazione è essenziale tutelare la coesione territoriale e il percorso di rafforzamento amministrativo avviato dagli enti locali.
