Un magazzino in Umbria (©Fabrizio Troccoli)

Nel 2023 il Pil dell’Umbria crescerà dello 0,59 per cento, meno della media nazionale e delle regioni più dinamiche del paese. La stima è stata elaborata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre ed è basata sui dati di Prometeia relativi ad aprile 2023. In linea con la dinamica che ha caratterizzato il resto del paese, il dato 2023 rappresenta un notevole rallentamento rispetto all’anno precedente in cui l’Umbria ha fatto registrare una performance simile alla media (+3,52 per cento).

Rallentamento «Dopo un 2022 da record – scrive l’ufficio studi – il rallentamento della crescita del Pil previsto per l’anno in corso in tutta Europa interesserà indistintamente anche le nostre regioni; la Lombardia e il Nordest, comunque, continueranno a trainare il paese, rafforzando la leadership del nuovo triangolo industriale allargato (Milano-Bologna-Venezia) che da qualche decennio ha “scalzato” quello storico (Milano-Torino-Genova) che, ricordiamo, ha determinato il boom economico degli anni ’60 del secolo scorso».

I numeri Cgia sottolinea che si tratta di stime più prudenziali rispetto a quelle presentate nei giorni scorsi dal governo, che comunque mettono in evidenza come a guidare la crescita dell’Italia dovrebbero essere la Lombardia e tutte le regioni del Nordest. Nei primi cinque posti della classifica infatti ci sono il Trentino Alto Adige (Pil regionale +0,77 per cento), l’Emilia Romagna (+0,79 per cento) e la Lombardia (+0,81 per cento). Il primo gradino del podio dovrebbe essere ad appannaggio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Complessivamente, il contributo della Lombardia e del Nordest al Pil italiano ha superato il 46 per cento.

Centro e Sud Per quanto riguarda il Centro, per la Toscana si parla di una crescita dello 0,61 per cento, per le Marche dello 0,38 e per il Lazio dello 0,51 per cento. «Anche nel Sud – nota infine la Cgia – sono attesi dei risultati lusinghieri. Se in Campania si prevede una crescita dello 0,62 per cento, in Abruzzo dello 0,65, in Sicilia dello 0,66, in Basilicata dello 0,71 e in Puglia dello 0,73 per cento».

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