di Daniele Bovi
C’è l’Umbria fra le tre regioni che negli anni 2019-2023, pesantemente segnati dalla pandemia, hanno fatto registrare le performance peggiori per quanto riguarda l’andamento del Pil. Il dato emerge dal Rapporto 2024 di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, presentato mercoledì a Roma.
I numeri Secondo Svimez nell’arco di tempo considerato il Pil reale in Umbria è calato del 2,5 per cento, mentre per il 2023 le stime parlano di una crescita sostanzialmente piatta (+0,3 contro il +0,6 nazionale). Peggio fanno solo Valle D’Aosta (-4,8) e Molise (-5,7). In sintesi, il Prodotto interno lordo della regione rimane ancora sotto i livelli pre-crisi. Nel resto del paese invece fra 2019 e 2023 la crescita è stata del 3,5 per cento, con un quadro differente a seconda delle zone: nel Nord-Ovest e nel Nord-Est la crescita è stata rispettivamente del 3,4 e del 5,1 per cento, nel Centro dell’1,7 e nel Mezzogiorno del 3,7.
Il Pil Come mostra il grafico in pagina, fra il 2019 e il 2021 sostanzialmente l’Umbria segue il resto del paese, mentre le linee si dividono nei due anni seguenti. Se si guarda ai diversi settori, in termini di valore aggiunto va registrato il -23 per centro per l’agricoltura (-9,8 solo nel 2023), mentre l’industria in senso stretto si ferma “solo” a un -9,2; grazie alla pioggia di bonus invece il valore aggiunto del settore costruzioni è cresciuto del 14,3 per cento, mentre per i servizi calma piatta: la differenza fra 2019 e 2023 è zero, con un +1,6 nel 2023. Anche in questo caso la differenza col resto del paese è importante: l’agricoltura italiana nel periodo considerato ha ceduto il 5,4 per cento e l’industria lo 0,8, mentre per le costruzioni c’è stato un +31 per cento; più contenuta invece la differenza nel settore dei servizi, cresciuto in Italia del 4 per cento.
Consumi e occupazione Venendo ai consumi delle famiglie si parla di un -0,8 per cento contro un +0,3 nazionale; nel 2023 invece +0,3 in Umbria e +1,2 nel resto del paese. In particolare, peggio del -0,8 umbro fanno solo quattro regioni: «In ottica regionale – nota Svimez – spicca il calo dei consumi delle famiglie del Friuli-Venezia Giulia (-0,4 per cento), che ha contribuito all’analoga dinamica negativa del Pil regionale. Stessa osservazione vale per l’Umbria, dove la stagnazione della spesa delle famiglie (+0,3 per cento) si è riflessa in una dinamica del Pil di entità analoga». Quanto all’occupazione, per l’agricoltura umbra fra 2019 e 2023 la flessione è stata del 34 per cento, mentre per l’industria c’è stata una crescita del 15,5 e per le costruzioni del 12; per i servizi infine tutto fermo o quasi (+0,9). Nei primi due trimestri del 2024 però c’è un recupero per l’agricoltura (+13 per cento) e una flessione per l’industria (-9) e per le costruzioni (-8).
Il lavoro Qualche numero positivo però sul fronte occupazione c’è: «La scomposizione del recupero occupazionale 2019-23 per carattere dell’occupazione – scrive Svimez – evidenzia lo sbilanciamento favorevole al tempo indeterminato, un risultato in aperta discontinuità con le precedenti fasi di ripresa ciclica». In questo quadro la crescita dei contratti a tempo indeterminato è particolarmente forte in Umbria (+7,7 per cento). Nel complesso fra 2019 e 2023 il tasso di occupazione è salito dal 64,5 al 66,5 per cento, con quello di disoccupazione passato dall’8,5 al 6 per cento (dal 26,5 al 18,3 per i giovani); numeri sui quali però incidono quelli di coloro che non cercano attivamente un’occupazione.
