di Ivano Porfiri
«Di fronte all’immobilismo della Nestlè siamo noi lavoratori che ci assumiamo la responsabilità di guardare in faccia il nostro futuro e mettere nero su bianco non solo proteste, ma una vera proposta di Piano industriale per lo stabilimento di San Sisto su cui invitiamo l’azienda a confrontarsi». Stupiscono tutti, i rappresentanti della Rsu della Perugina, perfino il responsabile ‘Vertenze’ del Mise Giampiero Castano, presente al confronto molto partecipato che si è tenuto nell’auditorium di Santa Cecilia a Perugia: «Erano anni – ha detto – che non mi capitava di assistere a un’iniziativa così seria e responsabile, che entra di diritto nel solco più nobile del sindacalismo italiano.
Piano industriale Quello elaborato con un lungo lavoro, a partire dal confronto nelle assemblee di reparto, e letto dal coordinatore delle Rsu Luca Turcheria, è un documento di 13 pagine che parte dalla storia della Perugina, fin dall’acquisto di Nestlé da De Benedetti nel 1988, quando al lavoro c’erano 2.400 dipendenti, per arrivare alla crisi attuale e delineare una possibile via di uscita che poggia su proposte fattibili e concrete.
PIANO INDUSTRIALE RSU PERUGINA IN PDF
Parabola Nestlè in Italia La Rsu fa un interessante studio della parabola che, da 8.500 dipendenti, ha portato Nestlè Italia oggi ad averne appena 3.500 di cui 1.500 nel centro direzionale di Milano e gli altri sparsi in 10 fabbriche. Una contrazione occupazionale a cui non corrisponde un declino di fatturato, che resta tra i primi in Italia nell’alimentare, per non dire a livello planetario. Dove c’è crisi, senza dubbio – viene fatto notare – è nel mercato interno degli ultimi anni. Siccome, di fatto, i prodotti Perugina non vengono esportati, ciò si è riflettuto nel calo di produzione che ha portato nel 2014 Nestlè a dichiarare 210 esuberi, poi tradotti in un contratto di solidarietà di due anni. «Grazie ai nostri sacrifici – ha detto Turcheria – stiamo mantenendo inalterato il numero degli occupati, ma senza investimenti concreti che rovescino l’andamento produttivo degli ultimi anni, il futuro ci spaventa».
Rilanciare dalle caramelle ai Baci Sintetizzando al massimo, la proposta della Rsu si muove in due direzioni: la prima è il rilancio dal punto di vista del marketing delle produzioni storiche, come ad esempio le caramelle. «Chi di noi non ha in mente la Rossana, gli Spicchi o la Glacia alla menta? Ebbene – ha sottolineato Turcheria – siamo rimasti a quelle stesse produzioni del secolo scorso senza un rinnovamento di immagine né prodotti nuovi. Tanto che da una quota di mercato del 20% in Italia oggi siamo al 2% con un reparto che impiega appena 60 addetti». Lo stesso discorso vale anche per i biscotti, fermo alle ‘Ore Liete’ mentre i competitor galoppano. Perfino i Baci, tra i prodotti più noti al mondo, vengono trascurati: «Abbiamo chiesto più volte di spingere l’export, ci hanno risposto che era loro intenzione ma poi non è stato fatto quasi nulla».
Il caffè Il vero cuore della proposta industriale delle Rsu, però, riguarda il vero motore di Nestlè nel mondo in questo momento: le capsule di caffè Nespresso: «L’Italia – hanno detto i sindacati – è la patria del caffè espresso ed è tra i pochi Paesi in Europa a non avere una linea di produzione di questa natura. I grandi player stanno investendo in Italia nel settore e Nestlè non lo fa». E dire che Nespresso italiana vende prodotto per 260 milioni di euro l’anno.
Sostegno sindacale In appoggio al Piano sono intervenuti il segretario regionale della Flai Cgil, Michele Greco, il segretario regionale della Cisl, Ulderico Sbarra, e quello di Perugia della Uila Daniele Marcaccioli. «Vogliamo parlare oggi alla città – ha esordito Greco – sfidando la multinazionale in maniera concreta ed efficace per rompere l’immobilismo degli ultimi anni». Sbarra ha invitato a rompere la dicotomia Nestlè-Perugina: «Evidentemente – ha detto – a Ginevra qualcuno non ci ama, altrimenti come si può non pensare all’Italia per produrre il caffè e rivolgersi ad altri paesi? Bisogna agire subito prima di vanificare i nostri sforzi». Per Marcaccioli, poi «bisogna chiedere a Nestlè, e quindi a Federalimentare, che si creda di più nel’ Made in Italy’ in termine di promozione. Bisogna farlo anche ora che andremo a ridiscutere il contratto: le produzioni italiane devono avere un maggiore riconoscimento».
Marini e Romizi Pieno sostegno anche da parte istituzionale. Per la presidente della Regione, Catiuscia Marini, i punti su cui sollecitare il management Nestlè sono due: «Il tema delle scelte strategiche della multinazionale in Italia, con il rilancio del brand Perugina, e un confronto sulla volontà di promuovere i marchi prodotti qui nei nuovi mercati che Nestlè sta aprendo nel mondo. Di questo abbiamo parlato, insieme al Comune di Perugia, nel recente confronto con i vertici aziendali. Da oggi ripartiamo acquisendo un metodo di confronto, insieme ai sindacati, che deve essere a livello di sistema Paese e per questo ci rivolgiamo al governo. Questo confronto va fatto ora, prima che il contratto di solidarietà scada e si riproponga il drammatico tema degli esuberi». Anche il sindaco Andrea Romizi ha ribadito la centralità della Perugina: «Restiamo uniti per difendere un valore identitario di Perugia – ha rimarcato – la preoccupazione non manca ed è nostro compito chiedere che vengano date risposte chiare sul futuro».
Governo chiama Nestlè A raccogliere le sollecitazioni di sindacati e istituzioni, Castano del Mise. «Fate bene a muovervi ora – ha affermato – perché se scade il contratto di solidarietà sarà tardi. Troppo spesso le multinazionali considerano l’Italia un bacino commerciale, ma senza industria e senza manifattura il Paese muore. Il compito del governo è far diventare la vostra riflessione un tema nazionale e lo faremo. Prendo qui l’impegno di convocare i vertici mondiali della Nestlè a un confronto per capire cosa vogliono fare con l’Italia. Ci sta bene portare l’acqua San Pellegrino e i Baci Perugina all’Expò ma non basta l’immagine, devono dimostrarci che l’Italia è centrale a livello di produzione».
