Niente stabilimento Ikea a San Martino in Campo nel prossimo triennio

di Ivano Porfiri

Anche Ikea soffre la crisi, ma decide lo stesso di aprire nuovi punti vendita in Italia. Ma non a Perugia, almeno nel prossimo triennio. Il punto vendita perugino di San Martino in Campo, con tutte le sue vicissitudini anche legali, è sparito dalla tabella delle prossime aperture.

Le strategie del gruppo L’ad di Ikea Italia Lars Petersson ha presentato a Roma giovedì le strategie del gruppo che, nonostante il primo calo di fatturato della sua storia (-2,6% nell’ultimo anno commerciale rispetto al precedente ma comunque con 1,6 miliardi di vendite), investirà nel paese nei prossimi tre anni circa 400 milioni di euro per aprire 4 nuovi negozi: a fine 2013 (dopo l’inaugurazione del negozio di Chieti) aprirà un nuovo punto vendita a Pisa di 33mila metri quadrati. Poi altri Roma, Verona e Cerro Maggiore, in Lombardia.

Perugia è sparita Appena due anni fa – era il 14 settembre 2011 – lo stesso Petersson aveva annunciato la possibile apertura a Perugia nel 2013. E poi nel marzo scorso l’apertura per il 2014 a Perugia sembrava ufficializzata.  Ma il capoluogo umbro ora è sparito. Inghiottito dalla crisi, dalla maggiore appetibilità di altri siti, dalle difficoltà senza fine che si presentano per chi vuole investire in Italia.

Comune: niente di ufficiale Dal Comune di Perugia intanto fanno sapere che non c’è niente di ufficiale, nulla quindi al momento è cambiato. «Incontreremo i rappresentanti di Ikea a metà ottobre – spiega l’assessore all’Urbanistica Valeria Cardinali -. Incontro che sarà preceduto da un summit in Svezia in cui il gruppo definirà tutte le sue strategie nel mondo. Vedremo se avranno comunicazioni da farci, ma al momento il progetto prosegue, anche se ci sono in effetti degli aggiustamenti da fare».

La burocrazia frena Ikea Petersson giovedì ha attaccato pesantemente la situazione italiana. «Investire in Italia – ha detto – significa affrontare un percorso dove la burocrazia inerte è un ostacolo». Il discorso non è mirato per l’Umbria, ma più generale. «Da sette anni abbiamo un bellissimo progetto, ma non sappiamo quando potremo aprire il terzo negozio a Roma», ma è fermo per lungaggini burocratiche. «Per noi questa situazione è poco accettabile – ha aggiunto Petersson -. I tempi lunghi sono un problema ma la cosa più grave è l’incertezza. Non sappiamo quando potremo aprire, se fra tre anni, fra cinque o mai».

Il caso Toscana Se a Roma è tutto fermo, corre Pisa per l’impegno della Regione Toscana. «Per sei anni abbiamo aspettato una risposta definitiva per l’apertura di un grande negozio a Vecchiano, presso Pisa – ha spiegato Petersson -. Alla fine, esausti, abbiamo cancellato il nostro progetto e la casa madre svedese ha dato un’indicazione precisa: dirottiamo a Lubiana i 70 milioni d’investimento previsti per Pisa. A quel punto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha preso in mano la situazione, ritenendo assurdo perdere così la nostra presenza e 270 posti di lavoro. Ha personalmente nominato un interlocutore unico che ci ha seguiti nella scelta di un terreno alternativo e nell’intero percorso burocratico. Una specie di sportello unico. Bene: a maggio 2011 è partito questo iter, quattro mesi dopo abbiamo scelto la localizzazione e ora, a metà ottobre 2012, posiamo la prima pietra. Tempi e procedure che andrebbero standardizzati ovunque, in tutta Italia».

E Perugia? Intanto Perugia sparisce dai prossimi investimenti. Niente di definitivo, per carità. L’iter probabilmente continuerà. Ma un orizzonte di tre anni, per uno store che doveva già vedere i lavori in corso, non sono pochi. C’è ancora un problema con i terreni. E poi, bisognerà vedere se il gruppo fra tre anni avrà ancora voglia di investire in Italia. La crisi si fa sentire anche per i mobili low cost. E l’Umbria rischia di perdere un’occasione importante di creazione di posti di lavoro.

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