di Fra. Mar.
A Terni nei settori energetici e della chimica, c’è «un rischio serio che tremila persone su seimila restino senza lavoro». A lanciare il grido d’allarme, dal secondo congresso nazionale della Filctem-Cgil che è partito martedì a Perugia, è il segretario della federazione ternana Sergio Cardinali che ha parlato del dato in una conferenza stampa.
Il rischio «Alla Sgl Carbon – ha spiegato – se perdono il posto di lavoro i cento dipendenti diretti, lo perderebbero anche i 150 indiretti che lavorano per le ditte dell’indotto. Con un dato allarmante – specifica – e cioè che tutte queste aziende che lavorano nell’indotto della grande industria, sono monocommittenti». Nel quadro a tinte fosche dipinto, il segretario fa un’eccezione per «l’Alcantara che – dice – è cresciuta in un momento di crisi perché ha investito in nuove tecnologie e non ha avuto bisogno di sovvenzioni, ma tolta Alcantara siamo in situazione grande difficoltà».
CASSA INTEGRAZIONE, TUTTI I DATI DI GENNAIO E FEBBRAIO
Cassintegrazione Non va meglio in provincia di Perugia, come ha spiegato Andrea Calzoni, il segretario provinciale che ha parlato di «riduzioni pesanti di personale nel tessile, dove si contano 2.100 imprese a livello regionale e 1.800 nella provincia. Problemi anche nella chimica: se nel 2008 le ore di cassa integrazione sono state 2.800, oggi sono 520 mila, di cui 400 mila nella provincia di Perugia. Cresce l’export nel tessile, ma sul dato – ha sottolineato – incide molto la Brunello Cucinelli Spa, in cui – fa notare il segretario – non c’è neanche un iscritto perché il pensiero di Cucinelli è noto a tutti i suoi dipendenti».
Decreto lavoro Al congresso, che si chiuderà giovedì, si è parlato anche del nuovo decreto lavoro. «Le norme contenute nel decreto lavoro aumenteranno la precarietà invece di ridurla e per questo – dice Emilio Miceli, segretario generale della Filctem – abbiamo posizioni incompatibili con il Governo». «A questo proposito – polemizza Miceli – apro una parentesi per dire al presidente del Consiglio che noi difenderemo le misure giuste da lui annunciate (detrazioni, tassazioni rendite finanziarie, riduzione Irap e bolletta elettrica) ma combatteremo quelle che reputiamo sbagliate, a cominciare dal decreto legge relativo a contratti a termine e apprendistato sul quale chiediamo con forza a Governo e parlamento un cambiamento. Eppure noi – prosegue Miceli – abbiamo dimostrato interesse, con qualche cautela, al contratto unico a cosiddette tutele crescenti. Ma con la riforma del contratto a tempo si rinuncia al contratto unico, anzi lo si fa diventare pressochè inutile. Ecco, lo pensavamo unico e ce lo ritroveremo inutile».
C’è tanto futuro da fare I delegati presenti al congresso sono 527, in rappresentanza di 232.642 iscritti. Durante l’iter congressuale si sono svolte 4 mila 800 assemblee che hanno visto la partecipazione di 187.662 iscritti. «”C’è tanto futuro da fare” è lo slogan impegnativo scelto, perchè – è stato detto martedì -, a partire dal lavoro, da quello che c’è a quello che manca, il congresso si soffermerà inevitabilmente sugli effetti di una crisi che non ha precedenti in Italia. Solo nei nostri settori, oltre 180 mila sono i lavoratori coinvolti da licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, ristrutturazioni, contratti di solidarietà. Ma soprattutto volgeremo lo sguardo al futuro, alle “azioni” della Cgil, agli scenari che si aprono per la competitività delle nostre merci nei mercati internazionali, al modello energetico, alla strategicità e alla tenuta di intere “filiere” industriali».
L’intervento di Boccali Al congresso è intervenuto anche il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, che ha parlato della necessità di «una spinta in grado di rimettere in moto l’economia della regione. Per far questo – ha detto – serve un sindacato che sia da una parte “conservatore” in materia dei diritti dei lavoratori ma, dall’altra, che sia “innovatore” nel mettere a punto le sperimentazioni per fare impresa. Non è più il tempo del conflitto, della ricerca del colpevole di questa crisi e dei suoi pesantissimi danni, ora è il tempo dell’ottimismo, della ragione e della volontà. Al sindacato e la Cgil in particolare va il merito di continuare a lottare per i diritti del lavoro e per il diritto più grande: quello del lavoro».
