In sette anni – dal 2010, vero inizio della grande crisi – al 2016, in provincia di Perugia hanno chiuso 9.859 imprese artigiane, poco meno di 4 al giorno. Tuttavia, l’artigianato perugino ha dimostrato buona capacità di resistenza e, nello stesso periodo, ne sono state aperte 7.745, oltre duemila in meno rispetto alle chiusure, tuttavia con più di 1.100 nuovi imprenditori artigiani entrati sul mercato ogni anno. I dati sono stati resi noti dal presidente della Camera di commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni, presentando l’indagine Movimprese – Artigiani 2016.
Lo scorso anno Nel 2016, per il sesto anno consecutivo, il tessuto di imprese artigiane operanti in provincia di Perugia si è ridotto: al 31 dicembre ne erano attive 16.654. Cinque anni fa – al 31 dicembre 2011 – erano 18.559 dunque con una contrazione del 10,2%. Nel 2016, il decremento dunque non si è arrestato con 321 attività in meno rispetto al 2015. Il confronto tra le province italiane dice che soltanto 2 province hanno realizzato un tasso di crescita positivo: Milano +0.43 e Bolzano +0,19%. Perugia si colloca nella parte bassa della graduatoria con un Tasso di crescita negativo di -1,83%.
Crisi economica e sociale «Numeri impressionanti – commenta Mencaroni – riconducibili senza dubbio alla crisi, ma non solo. L’artigianato attraversa una fase di profonda, e se vogliamo anche positiva, razionalizzazione, ma è condizionato dal peso di un progressivo invecchiamento degli imprenditori, nonché da quello che appare il tramonto di certi mestieri, sempre meno attrattivi dal punto di vista imprenditoriale. A tutto questo vanno sommati gli effetti devastanti prodotti dalla caduta dei consumi delle famiglie (e la loro lentissima ripresa), dalla pressione fiscale oltre il limite della sopportabilità, da un accesso al credito, per certi versi praticamente azzerato e dal costante aumento dei costi di gestione».
Baratro costruzioni Restano in crisi i grandi settori produttivi artigiani. Le costruzioni, il comparto con il maggior numero di imprese (6.298), arretra di un altro 2,9%: in sette anni le imprese edili sono passate da 7.690 a 6.298 unità. Nel manifatturiero il calo di imprese è più contenuto: -1,3% rispetto al 2015, con stock a 4.360 imprese. «L’indagine Movimprese artigiani 2016 – fa notare il presidente Mencaroni – qualche indicazione positiva, comunque la offre. La spinta a recuperare terreno ha investito soprattutto alcuni settori dell’universo dei servizi: cresce (+0,6%) il Settore “Noleggio, Agenzie di viaggio, Servizi di supporto alle imprese” e si consolida quello delle “Altre attività di Servizio”, in cui opera quasi il 14% del totale delle Imprese provinciali».
Società di capitali Altro dato interessante, secondo Mencaroni va individuato nella crescita costante delle società di capitali, la forma giuridica delle imprese più solide e strutturate, «evidentemente dovuta a processi di razionalizzazione dell’attività artigiana innescati anche questi dalla crisi». Nel 2016, sul totale delle imprese artigiane, quasi il 6% sono società di capitali. Una crescita costante e ininterrotta, che dal 2010 marcia a un ritmo medio del +5,7% ogni anno. Per forma giuridica restano comunque prevalenti le ditte individuali, 71,9% e le società di persone, 21,7%.
