Incubatore di nuove imprese, hub digitale, parco dell’innovazione, laboratorio per l’ecologia, data center di prossimità, quello di Pietrafitta si candida a essere tutte queste cose e chissà quante altre ancora. Man mano che passano le ore dalla presentazione di mercoledì si fanno più netti sia i contorni di quello che nell’ex centrale e nella patria della lignite si vuole realizzare, ma ancora cosa c’è dietro. Rispetto a quest’ultimo aspetto sicuramente c’è Simona Meloni. A Umbria24 risulta che c’è fina dalle prime intuizioni, come c’è nella regia che ha portato all’individuazione degli attuali partner, come tutti sanno, prima tra gli altri la famiglia Cucinelli. Le abbiamo fatto squillare il telefono, dopo che dal palco le sono giunti ringraziamenti da più direzioni.
Che significato ha per lei, personale e politico, il progetto del Parco dell’Innovazione a Pietrafitta?
Come figlia di questa terra — sono originaria di Piegaro — conosco intimamente il respiro, le fatiche e i sogni della Valnestore. Per me questo progetto non è solo un’iniziativa istituzionale: è il tentativo concreto di restituire dignità, opportunità e futuro a un territorio che ha sofferto mutamenti economici profondi. Trasformare l’area ex‑Enel in un Parco dell’Innovazione significa onorare il passato industriale e riallacciare quel filo con un futuro digitale ed ecologico.
Come è nata l’idea di questo Parco e chi sono i partner principali?
L’idea nasce da una visione che abbiamo condiviso con Riccardo Stefanelli — con il quale abbiamo lavorato in perfetta sintonia — con il supporto della presidente della Regione Stefania Proietti e il contributo attivo e propositivo dei sindaci di Panicale e Piegaro. Oggi più che mai ringrazio la famiglia Cucinelli, per aver creduto in questa sfida e in questo territorio: la presenza ieri di Brunello è stato un segnale forte di fiducia. È un progetto corale costruito insieme alle amministrazioni locali, alle strutture regionali e a soggetti privati sensibili al concetto di innovazione responsabile.
Qual è la visione d’innovazione che la Regione promuove qui?
Vogliamo un’innovazione partecipata che coniughi progresso e responsabilità sociale. La tecnologia dev’essere uno strumento rigenerativo al servizio del bene comune: ecosostenibilità, creatività e competenze digitali devono convivere e rafforzarsi a vicenda. Vogliamo dimostrare che le Aree Interne possono diventare il cuore pulsante e avanguardistico della regione, dove la restanza è una scelta di opportunità. Tonino Guerra scriveva che la bellezza dei luoghi è una necessità; é da questo concetto che vogliamo partire per restituire dignità e opportunità a questo territorio.
Ha parlato di “restanza” come parola chiave. Può spiegare cosa intende?
Spesso “restare” viene interpretato come rassegnazione. La restanza, invece, è esattamente l’opposto: è una scelta attiva e coraggiosa. Significa ancorarsi al proprio luogo per curarlo, rinnovarlo dall’interno e aprirlo al mondo. A Pietrafitta celebriamo proprio questa scelta: restare per innovare, non per chiudersi.
Che impatto concreto si aspetta per i giovani e per l’occupazione locale?
L’obiettivo è semplice e potente: far sì che i giovani, i più meritevoli i più innovatori, non debbano più scegliere tra le loro radici e il loro futuro. Creeremo condizioni perché scegliere di restare diventi un’opportunità competitiva ed entusiasmante. Ci aspettiamo nascita di imprese, nuove professionalità, percorsi formativi e sinergie con il mondo della ricerca e dell’imprenditoria.
Quali risorse ha stanziato la Regione e quali interventi sono previsti subito?
Dopo oltre venti anni la Regione mette a disposizione le risorse necessarie per riqualificare l’area dell’ex Centrale di Pietrafitta. Abbiamo già approvato in Giunta un atto d’indirizzo per stanziare le risorse adeguate alla demolizione di alcuni immobili e alla rifunzionalizzare degli spazi esistenti, così da fare rapidamente spazio al futuro Parco dell’Innovazione.
Come si garantisce che il progetto sia sostenibile e rispettoso dell’ambiente?
La sostenibilità è parte integrante del progetto: parliamo di un hub che unisce digitale e ecologia, in cui la conoscenza procede di pari passo con il rispetto per il creato. Ogni intervento sarà orientato a criteri di rigenerazione responsabile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale.
Qual è il ruolo della Famiglia Cucinelli in questa iniziativa?
La Famiglia Cucinelli ha creduto in questo territorio e nel suo potenziale. Il loro sostegno è fondamentale non solo dal punto di vista economico o simbolico, ma perché incarnano la visione di un’innovazione che tutela la dignità umana e il valore del luogo. A loro va il nostro ringraziamento più sentito.
Cosa si aspetta che diventi, nei prossimi anni, il Parco dell’Innovazione per l’Umbria?
Intendiamo che diventi una leva di sviluppo per tutta l’Umbria: un generatore di opportunità per il pubblico e il privato, un motore per un hub digitale e tecnologico integrato con formazione, ricerca e imprese. Un ecosistema strategico dove le future generazioni di innovatori possano nascere e progredire, senza dover scegliere tra radici e futuro.
