Il Palazzo delle Poste che ospita il tribunale civile

di En.Ber.

«Paghiamo 300 mila euro all’anno per una struttura fatiscente come il tribunale civile di Perugia che non garantisce alcuna sicurezza»: lo ha detto Peppe Cirillo dell’Rsu parlando dell’aggressione «non fatale ma prevista da denunce» subita lunedì dai giudici Umberto Rana e Francesca Altrui da parte di un uomo armato di coltello. «La sede di piazza Matteotti – secondo Cirillo – ha mostrato da subito problematiche irrisolvibili poiché gli interessi delle Poste e quelli della Giustizia sono chiaramente incompatibili». Addossa la responsabilità al «sistema» e ricorda le «pregresse denunce sui verbali e sui giornali» che non hanno comunque «mai portato a provvedimenti seri». «Per proteggere tre ingressi – dice Cirillo – ci vuole un esercito che non c’è e non è disponibile: o rimane tutto com’è come tribunale o sarà delle Poste. Forze dell’ordine? Ce ne sono, forse sono anche troppe, ma dove sono state distribuite? Non ci vengano a dire che non ci sono solo per il tribunale civile, sorveglianza e giudice di pace perché più o meno gli altri ne hanno da tempo… o si fa una delibera in tal senso oppure il presidente si assuma la responsabilità di sospendere le udienze perché così viene meno la sicurezza dei lavoratori».

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Atto abominevole consentito Attraverso una nota il segreterio provincial Confsal-Unsa-Giustizia, Raffaele Curcio, esprime «profonda solidarietà ai ‘colleghi’ colpiti da mano assassina e stigmatizza l’abominevole atto avvenuto al tribunale civile di Perugia compiuto da un uomo ma permesso da uomini che hanno lasciato senza alcuna sicurezza e nelle mani di chiunque l’edificio». «Al fine di smettere di piangere l’ennesima disgrazia – è scritto – il sindacato chiede a chi deve assicurare l’assoluta incolumità ai servitori dello Stato di dare dignità per l’esercizio del dovere e della sicurezza a tutti i lavoratori della giustizia del tribunale civile di Perugia. Sicurezza – conclude il comunicato – a tutti quelli che si trovano a percorrere quei corridoi che oggi si sono macchiati di sangue innocente».

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