Oggi, 16 dicembre, scade il termine per il pagamento del saldo Imu 2025, l’ultima rata dell’imposta municipale propria dovuta dai proprietari di immobili non esenti, come seconde case, immobili dati in affitto o concessi in comodato e immobili commerciali (una platea che in Italia comprende circa 25 milioni di immobili e vale per il 2025 un gettito complessivo atteso in linea con i circa 11 miliardi incassati con l’acconto di giugno)
Non pagano l’Imu le abitazioni principali salvo i casi di immobili di lusso, mentre sono chiamati al versamento proprietari di seconde case, immobili locati e altri immobili produttivi. L’importo da versare è di norma uguale a quello dell’acconto di giugno, salvo modifiche delle aliquote comunali intervenute nel corso dell’anno.
Per quanto riguarda la platea dei contribuenti umbri, dati recenti sulle dichiarazioni fiscali mostrano che la Regione Umbria conta circa 668.600 contribuenti Irpef totali, secondo elaborazioni basate su dichiarazioni del Ministero dell’economia e delle finanze , con un reddito medio dichiarato di poco meno di 22.300 euro per contribuente, un dato più basso rispetto a regioni come Lombardia ed Emilia Romagna ma coerente con la struttura demografica e produttiva regionale.
L’Umbria è una regione caratterizzata da un mercato immobiliare con rendite catastali e valori catastali leggermente inferiori alla media nazionale, un fattore che può riflettersi in imposte medie leggermente più basse: secondo elaborazioni della Banca d’Italia sulla base dei dati catastali, la rendita catastale rivalutata media per gli immobili in Umbria è stimata poco sotto la media italiana, con valori medi attorno ai 43.000 euro (esclusi gli immobili principali esenti), rispetto a circa 44.000 euro per l’Italia nel suo complesso
Confronti regionali delle aliquote comunali mostrano che, nelle principali città umbre come Perugia e Terni, le aliquote di base applicate per la seconda casa e altri immobili sono spesso confermate intorno al 10,6 per mille, in linea con la media di molte città italiane di pari dimensione
Il confronto con altre regioni indica che nelle grandi città italiane le aliquote per la seconda casa e immobili non esenti tendono ad essere elevate e vicine al massimo consentito, senza che l’Umbria si distingua per aliquote particolarmente fuori scala rispetto alla media italiana: molte città del Centro e Nord applicano aliquote simili, con leggere variazioni dovute alle decisioni dei singoli comuni.
In termini di gettito, a livello nazionale l’Imu rappresenta una delle principali entrate dei Comuni: complessivamente supera i 16 miliardi di euro l’anno, secondo stime recenti basate sui risultati del 2024, con un ruolo crescente per le grandi città dove il tessuto immobiliare è più esteso e costoso. Per l’Umbria, pur in assenza di un dato aggregato regionale pubblico dettagliato specifico per il 2025, i Comuni della regione incassano ogni anno una quota proporzionale al patrimonio immobiliare locale, con un contributo importante soprattutto dai comuni capoluogo e dalle aree con forte presenza di seconde case o attività produttive. Su Terni, ma la situazione si rifelette generalmente sui Comuni vista la condizione economica diffusa non allegra, le aliquote Imu come quelle Irpef sono al massimo applicabile.
