di Daniele Bovi
Per decollare verso i tanto agognati 300 mila passeggeri all’anno, quelli che permetterebbero alla Sase spa (la società che gestisce l’aeroporto di Perugia) di chiudere un bilancio in pareggio dopo anni di rosso, le azioni da mettere in campo sono molteplici e vanno dall’imminente completamento dei lavori alla necessità, imprescindibile, di attivare nuove rotte e di far atterrare nuove compagnie al «San Francesco d’Assisi», definitiva intitolazione dello scalo perugino.
Il forum Del futuro dell’aeroporto perugino, parte integrante di un rilancio infrastrutturale di cui l’Umbria, regione assai arretrata, non può più fare a meno, si è discusso mercoledì mattina in un forum organizzato dalla Camera di Commercio di Perugia (primo azionista di Sase) al quale sono intervenuti i numeri uno dell’ente camerale, Giorgio Mencaroni, e della Sase, Mario Fagotti, insieme al vicepresidente di Assoaeroporti Fulvio Cavalleri e al professore presso la facoltà perugina di Economia Luca Ferrucci.
I BILANCI IN ROSSO DI SASE E LA RICAPITALIZZAZIONE
Rotta verso la Germania La prima destinazione a cui guardare per andare oltre i 110 mila passeggeri transitati nel 2010 e i 180 mila previsti per il 2011 è la Germania: «Questo mercato – ha spiegato Mencaroni – è quello di riferimento per l’incoming umbro. Oltre alla Germania serve poi collegarsi con paesi non direttamente connessi al nostro scalo». Secondo Fagotti per completare la rotta verso il pareggio di bilancio servono «tre o quattro destinazioni importanti». Il problema però è capire quali saranno le compagnie interessate a volare da e verso il «San Francesco». «Oltre alla presenza di RyanAir – prosegue Mencaroni – è necessario far arrivare anche altre compagnie così da attivare nuove tratte. Non da oggi lavoriamo in questa direzione e non nascondo le difficoltà e anche gli insuccessi, come il tentativo di collegarci con l’Est europeo attraverso un volo diretto per Bratislava, per di più città gemellata con Perugia».
TUTTI I NUMERI DELL’AEROPORTO NEL 2010: 110 MILA I PASSEGGERI
L’impatto economico Portare più passeggeri ha un impatto economico rilevante sul territorio che Mencaroni stima in 100 milioni di euro ogni 100 mila passeggeri. Se il calcolo fosse corretto quindi, nel 2010 i frutti che l’aeroporto ha «donato» al sistema economico della regione sarebbero quantificabili in circa 110 milioni di euro. Altra azione di sistema per raggiungere i 300 mila passeggeri, e quei 450 mila che Fagotti sostiene essere l’obiettivo che lo scalo può raggiungere a regime, è la collaborazione con quattro aeroporti ben precisi: Pescara, Ancona, Rimini e Forlì. Il principale azionista di Sase, che come detto è la Camera di Commercio, ha avviato contatti che «hanno permesso – illustra Mencaroni – di immaginare forme di collaborazione anche di natura squisitamente tecnica e logistica». Ovvero «intermodalità tra aeroporti e attivazione di sistemi integrati tra aereo, gomma e ferro». Se il «San Francesco», quindi, vuole avere un futuro occorre da subito ragionare in termini di bacino superando un’ottica meramente regionale.
Massa critica Per far comprendere meglio lo stato dell’arte Mencaroni cita un caso emblematico: tra Perugia, Forlì, Ancona, Pescara e Rimini ogni settimana si vola 25-26 volte per Londra e nessuna per la Germania: «E’ ovvio che facendo massa critica – prosegue il presidente della Cciaa – aumentiamo il nostro potere di trattativa nei confronti delle compagnie aeree che poi determinano il successo o meno dello scalo».




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