di Mar. Ros.

Il cancello è chiuso, i lavoratori fuori con la bandiera del sindacato, qualcuno muove scaffali dallo stabilimento a un camion: «Dentro ci sono cinque dipendenti a tempo indeterminato – rivela Cristiano Costanzi di Fillea Cgil – ma fanno parte dell’ufficio tecnico amministrativo».

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Nuova Celi di Vascigliano E poi: «Tante promesse ma nulla è stato fatto dall’azienda, la vicenda è piuttosto travagliata già dai tempi della gestione Franceschini e ora ci ritroviamo qui senza stipendio, né prospettive di futuro – spiega Riccardo, che lavora nella falegnameria dal 2007. Tant’è che siamo fuori dallo stabilimento, col contratto scaduto il 18 dicembre – rincara Fabio, un altro operai – e dall’azienda non arriva nessun segnale di continuità, siamo in mobilità, aspettiamo buone notizie».

Trenta senza lavoro Di fatto dunque, dopo il recente sciopero indetto per rivendicare le spettanze arretrate, un piano industriale non esiste. Col rogo al magazzino, insomma, sono andati in fumo anche i contratti così come le rassicurazione della Deen production di patron Nico Valecchi. Il sindacato si rivolgerà al nuovo prefetto e alla Regione per un’interlocuzione con l’azienda alla presenza delle istituzioni.

Protesta con Fillea-Cgil «L’azienda ci ha contattato verso la fine del mese passato per garantire il pagamento degli stipendi di ottobre, in realtà poi versato solo ad alcuni lavoratori – racconta il segretario Costanzi. Era stato anche promesso il pagamento delle tredicesime prima della fine dell’anno e lo stipendio di novembre entro i primi giorni di gennaio, oltre all’impegno di tornare a incontrarsi dopo le festività per concordare una ripartenza, contratti inclusi, ma nulla di tutto ciò è ancora avvenuto».

Tensioni Il 29 dicembre scorso, tra le proteste di alcuni lavoratori che ancora sperano in un piano industriale per tornare a operare all’interno della falegnameria di Vascigliano, si sono registrati momenti di tensione: «L’azienda ha cercato di far uscire del materiale dalla falegnameria chiusa, hanno cercato di portarsi via prodotti finiti», quelli che gli operai chiamano «le nostre fatiche». Il clima è inevitabilmente teso: «Aspettiamo anche – urla un lavoratore – di conoscere la verità sul rogo».

Nuova Celi La storia della Celi è travagliata da un bel pezzo: «L’atteggiamento dei vertici aziendali – racconta Costanzi – ha creato ripetutamente i presupposti per reiterati scioperi, mi riferisco a ritardi nei pagamenti, assenza di confronto, impegni verbali mai mantenuti, incontri fissati e disertati. Ad oggi c’è una sola commessa per cui la Nuova Celi lavora, un cantiere navale di Savona ‘Mondomarin’, al quale la Fillea ha chiesto di non pagare la Deen production».

Twitter @martarosati28