Lavoratori. Foto archivio

di Chiara Fabrizi

Convocato il summit al ministero dello Sviluppo economico (Mise) ma resta lo sciopero a oltranza. Non basta ai lavoratori del Gruppo Novelli la comunicazione ufficiale che fissa per giovedì 22 dicembre il nuovo tavolo con le parti sociali, le istituzioni e il Consiglio di amministrazione tecnico guidato dal presidente Alessandro Musaio. Già, perché da lunedì i trecento lavoratori degli stabilimenti umbri incroceranno le braccia e fermeranno la produzione nei siti di Spoleto, Terni e Amelia aprendo anche il delicatissimo fronte sanitario legato alla presenza di circa mezzo milione di capi avicoli.

Summit e sciopero Lo sciopero a oltranza è stato confermato anche dai delegati sindacali che nelle ultime ore hanno anche comunicato formalmente alla prefettura l’indizione della manifestazione di lunedì di fronte alla sede del consiglio regionale a Perugia. Al tavolo al Mise occorrerà chiarire la praticabilità della vendita al 66 per cento del Gruppo, paventata la scorsa settimana nell’ultimo summit ministeriale dopo l’ennesima fumata nera, ma legata naturalmente alle firme di Torquato e Ferdinando Novelli che si erano resi disponibili a vendere al prezzo simbolico di un euro, anche se al momento nessuna firma risulta apposta. Resta sicuramente l’opposizione del socio Enzo Novelli l’unico che, fin dall’inizio della trattativa di vendita alla famiglia Greco, ha legato la cessione delle proprie quote alla presentazione del piano industriale degli investitori calabresi, manifestando l’indisponibilità a firmare senza conoscere i dettagli dell’operazione. Se sulla posizione di Enzo Novelli siano tornati ad attestarsi nelle ultime ore anche gli altri due fratelli non è chiaro, mentre è certa la tensione crescente dei lavoratori che per il quarto anno si preparano a un Natale terribile.

La rabbia dei lavoratori In questo senso le organizzazioni sindacali hanno diffuso una nota dei lavoratori: «Basta col risiko delle quote, a Natale non si può giocare con la dignità dei nostri figli. Con salari di 500 euro è davvero difficile continuare a lavorare, ecco perché pretendiamo che vengano assicurate entro breve le pendenze accumulate, visto che in questi mesi, i lavoratori hanno assicurato la continuità delle produzioni, del rispetto degli ordini e anche del fatturato. Malgrado ciò alla fine di ogni mese i salari sono sempre stati più leggeri fino a raggiungere le 500 euro, dove sono finiti i ricavi correnti? Non credete sia doveroso assicurare dignità salariale ai lavoratori? Basta giocare con la vita delle persone e con l’ ipocrita preoccupazione, dichiarata a mezzo stampa, per le sorti di un gruppo. Se davvero qualcuno tiene al gruppo si facesse da parte e dia l’ opportunità a qualcun altro di tentare dove altri hanno fallito».

@chilodice

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