«Anticipare i tempi per la realizzazione degli impegni dell’Accordo di programma Arvedi-Ast». Questa la richiesta che le parti sociali hanno portato al tavolo di aggiornamento sulla situazione dell’acciaieria di Terni, lunedì pomeriggio al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Hanno partecipato il ministro Adolfo Urso e la presidente della Regione Stefania Proietti e gli assessori regionali Thomas De Luca e Francesco De Rebotti, oltre all’assessore del Comune di Terni Sergio Cardinali. La Regione ha chiesto e ottenuto l’apertura formale di un tavolo tecnico di confronto sul disegno di legge regionale pre-adottato in materia di grandi derivazioni idroelettriche. Il tavolo consentirà di verificare ex-ante ed eliminare eventuali criticità di legittimità costituzionale, garantendo la massima solidità giuridica e la certezza delle norme applicabili.
Regione Umbria «Al summit di via Molise a Roma – riferisce Palazzo Donini – è stato comunicato e illustrato un cronoprogramma dettagliato che scandisce tutte le fasi amministrative da oggi fino alla naturale scadenza delle concessioni idroelettriche, prevista per il 2029. La definizione dei tempi offre un quadro chiaro a tutte le parti coinvolte per la gestione integrata della risorsa idrica ed energetica a supporto del territorio e della produzione industriale. La Regione ha comunicato l’intenzione di avviare le procedure di gara per la centrale idroelettrica di Pentima nel più breve tempo possibile. La gara verrà gestita in maniera separata ed autonoma rispetto al complesso delle altre concessioni regionali, tenendo conto del quadro patrimoniale specifico che vede le opere bagnate di proprietà della società Arvedi Ast».
Competitività siderurgica La presidente della Regione Stefania Proietti in una nota conferma inoltre la propria immediata disponibilità a supportare in sede europea i provvedimenti nazionali diretti alla tutela della competitività siderurgica. L’azione congiunta – è specificato – si concentrerà prioritariamente sulla misura relativa al credito d’imposta per l’acquisto e l’utilizzo del rottame ferroso, leva fondamentale per l’abbattimento dei costi di produzione dei forni elettrici. Nel corso dell’incontro sono stati ascoltati anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, il cui indispensabile presidio se da una parte conferma la progressione di impegni sul versante degli investimenti e sui livelli occupazionali dall’altro testimonia anche l’assoluta necessità di portare a compimento gli impegni sul tema del costo dell’energia, nel quadro del mercato della produzione europea di acciaio in tempi rapidi. L’amministrazione regionale conferma il proprio impegno per la salvaguardia dello stabilimento di Terni, dei volumi produttivi e dell’occupazione, unendo la certezza dei percorsi normativi regionali a una forte azione di accompagnamento delle politiche energetiche in ambito nazionale ed europeo.
Comune di Terni «Ast è un asset strategico per Terni e per il sistema industriale nazionale – dichiara l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Terni Sergio Cardinali -; l’Amministrazione ha scelto fin dall’inizio di stare dentro le questioni decisive per il futuro di Ast e del sistema produttivo ternano: energia, investimenti, infrastrutture, sostenibilità ambientale e rapporto tra grande industria e città. I numeri presentati dall’azienda sono significativi. Siamo di fronte a quello che può diventare un vero new deal per il manifatturiero e per la città di Terni. Investimenti industriali, decarbonizzazione, efficientamento energetico, recupero ambientale e nuove prospettive energetiche possono finalmente essere ricondotti dentro un unico progetto di sviluppo. Il punto decisivo rimane il costo dell’energia. Senza una soluzione strutturale, proprio questo fattore rischia di compromettere gli investimenti realizzati e quelli programmati. Ed è anche su questo terreno che l’amministrazione comunale ha posto con forza la questione energetica ternana, andando oltre la singola vertenza Ast. Perché l’energia a costi competitivi serve alla siderurgia, ma serve anche alla chimica, all’artigianato, alle piccole e medie imprese e a tutto quel sistema manifatturiero che rappresenta ancora una componente fondamentale dell’economia della città. La Regione ha illustrato l’ipotesi di una società a maggioranza pubblica, con un socio operativo privato e la possibile partecipazione degli energivori, insieme a strumenti quali quote di produzione riservate e contratti energetici di lungo periodo. Ma Ast e il sistema produttivo ternano non possono aspettare il 2029. Il Comune chiede quindi che si lavori da subito a una soluzione transitoria sul costo dell’energia e sui rottami di ferro e, contemporaneamente, a una strategia strutturale, coinvolgendo il Governo e la Commissione europea per individuare gli strumenti compatibili con le regole comunitarie».
Sindacati «Abbiamo chiesto di anticipare la realizzazione degli impegni previsti dall’Accordo di programma di Terni – dichiarano Guglielmo Gambardella e Simone Lucchetti, rispettivamente segretario nazionale e territoriale Uilm -. Il contesto, ad un anno dalla firma dell’accordo, è cambiato e quindi occorre adeguare il cronoprogramma degli interventi per attenuare l’impatto dell’incidenza del costo dell’energia arrivato, negli ultimi mesi, a livelli insostenibili. L’azienda ha fatto la sua parte effettuando gli investimenti, per oltre un miliardo fra quello realizzato e quello già pianificato, oltre il budget inizialmente previsto, e incrementando l’occupazione di oltre 50 unità. Anche i lavoratori hanno fatto la propria parte contribuendo con la riorganizzazione del lavoro efficientando la produttività. Per questo motivo non accetteremo che l’eventuale accentuarsi del problema del costo dell’energia si scarichi sui lavoratori».
«Per la Fim Cisl – dichiarano il segretario nazionale Valerio D’Alò il segretario generale umbro Simone Liti – è impensabile che un Paese – seguendo le direttive europee sulla decarbonizzazione – non garantisca contestualmente le condizioni abilitanti affinché questa transizione avvenga senza contraccolpi sociali. La prima di queste condizioni è il costo dell’energia, che deve essere reso competitivo ma, soprattutto, stabile nel tempo. I costi energetici hanno un impatto strutturale sui bilanci delle aziende siderurgiche: senza stabilità energetica, viene meno la stabilità occupazionale e la qualità del lavoro, e si mette a repentaglio la tenuta industriale del Paese. Come Fim Cisl continueremo a monitorare l’avanzamento degli investimenti nei tempi previsti. Al contempo chiediamo a Regione e Comune che gli impegni assunti vengano tradotti in fatti. Ci aspettiamo, in particolare, che la legge regionale promessa veda la luce entro la fine dell’anno. La continuità di queste sinergie è fondamentale per la buona riuscita di un progetto di investimento importante per la siderurgia del nostro Paese».
«Oggi – dichiarano Loris Scarpa, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del settore Siderurgia e Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom Terni il percorso assume carattere di urgenza: l’aumento dei costi energetici e la crisi internazionale pesano anche sull’intero comparto siderurgico italiano. L’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento del programma di investimenti: a oggi sono stati utilizzati 516 milioni di euro rispetto ai 557 milioni previsti. Restano invece in sospeso i 411 milioni di euro destinati al magnetico. Dal nostro punto di vista, gli investimenti previsti si avviano alla conclusione in uno scenario più difficile di quello in cui erano stati programmati. Per questo è urgente che le istituzioni affrontino e risolvano, prima del 2029, le questioni legate ai costi dell’energia e all’approvvigionamento del rottame. Come Fiom abbiamo chiesto il rispetto degli impegni occupazionali, a partire dal completamento delle stabilizzazioni, e un turnover che contribuisca a migliorare l’organizzazione del lavoro e le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori».
Per l’Ugl Metalmeccanici era presente la delegazione guidata dal vicesegretario nazionale con delega alla Siderurgia Daniele Francescangeli, insieme al coordinatore di Ast Antonello Martoni e a Gianrico Costanzi. La sigla sindacale ritiene prioritario consolidare il percorso di crescita del sito di Terni, finalizzato al superamento del target dei 2.450 dipendenti diretti, unitamente alla massima attenzione verso la tutela, la stabilità e la continuità lavorativa dei dipendenti delle società controllate, dell’indotto e delle aziende in appalto. «Gli ingenti investimenti promossi dal Gruppo Arvedi confermano una chiara volontà di sviluppo industriale e di radicamento sul territorio», dichiara Daniele Francescangeli. «In questa fase è fondamentale che le Istituzioni, a partire dal Governo e soprattutto dalla Regione Umbria, assicurino il quadro di supporto necessario: serve un’azione decisa non solo sui costi energetici, ma anche su politiche volte a mitigare il costo delle materie prime strategiche come il rottame. Tutelare la produttività di Arvedi Ast, l’occupazione diretta e l’intero indotto significa salvaguardare la spina dorsale della siderurgia italiana».
«Valutiamo positivamente il confronto e la presenza del ministro Adolfo Urso – dichiarano Andrea Difino, Segretario territoriale Fismic Confsal Terni e Marco Bruni, Coordinatore Ast Fismic Confsal – perché confermano l’attenzione delle istituzioni verso uno stabilimento strategico per il territorio e per l’intero sistema siderurgico nazionale. Gli investimenti realizzati dal Gruppo Arvedi rappresentano un segnale importante, ma oggi è necessario affrontare con urgenza il nodo dell’energia».
«Per un sito come quello di Terni il costo dell’energia incide direttamente sulla competitività, sulla capacità di continuare a investire e, di conseguenza, sulle prospettive occupazionali», dichiarano Andrea Difino, segretario territoriale Fismic Confsal Terni e Marco Bruni, coordinatore Ast Fismic Confsal, giudicando «positivo che Governo e Regione stiano lavorando su questo fronte, ma servono soluzioni concrete e tempi compatibili con le esigenze dell’industria: Ast deve essere messa nelle condizioni di competere già oggi». Per la Fismic la «priorità è difendere produzione, investimenti e occupazione a Terni. Gli investimenti già realizzati dimostrano che esiste una prospettiva industriale. Adesso occorre tutelarla, facendo seguire agli impegni strumenti concreti, tempi certi e risultati verificabili», concludono Difino e Bruni.
