Perugina, foto archivio Fabrizio Troccoli

«La vicenda Perugina, per come sta evolvendo, suscita allarme tra i lavoratori, le loro famiglie e, trattandosi della azienda che si identifica da sempre con la città, è oggetto di preoccupazione per tutti i cittadini di Perugia». Il sindaco Wladimiro Boccali commenta così le notizie rimbalzate anche sui quotidiani nazionali.

La polemica Oggetto della polemica la presunta volontà della Nestlè-Perugina di «trasformare – hanno denunciato i sindacati Fai, Flai e Uila – il contratto di lavoro da tempo indeterminato e tempo pieno in altre forme contrattuali per centinaia di lavoratori intaccherebbe i diritti dei singoli dal punto di vista del reddito e previdenziali». Volontà smentita dalla società che precisa come oggetto della trattativa sia «come adeguare il modello produttivo alle esigenze di stagionalità dei business dolciario e gelati per rilanciarne la competitività. L’Azienda intende confermare i diritti e le tutele del contratto a tempo indeterminato, valorizzando il part time e la flessibilità del tempo di lavoro».

Boccali: «Verifica urgente» Boccali sottolinea che «il 18 febbraio scorso, avendo chiesto di incontrare i sindacati aziendali, ho raccolto da loro non solo la contrarietà ai provvedimenti del management, ma soprattutto l’allarme sul futuro della fabbrica e sul ruolo che lo stabilimento avrà nel sistema produttivo di Nestlè. Ho anche verificato un atteggiamento costruttivo del sindacato, teso a trovare soluzioni. Con la condivisibile premessa che non è accettabile una politica aziendale che comporti l’ aumento della precarietà del lavoro. Gli sviluppi recenti, a partire dalla rottura delle trattative, non hanno fugato le preoccupazioni, tutt’altro». Per il sindaco «sulla Perugina occorre quindi una verifica urgente, in vista del prossimo incontro in Confindustria, anche con il sistema delle istituzioni perché non possiamo permetterci, in una situazione difficile del lavoro, di aprire un ulteriore fronte.
Perugina è un marchio della eccellenza italiana, noto in tutto il mondo. Se non si investe su marchi come questo, su cosa può mai fondarsi la speranza di ripresa?».

Abbassare i toni Azienda e sindacati si vedranno il 16 aprile nella sede di Confindustria e, in vista dell’appuntamento, interviene anche il segretario regionale della Cisl, Ulderico Sbarra. «La difficoltà nelle trattative con la Nestlè – afferma – non deve essere assolutamente sottovalutata, sia per l’importanza che ciò rappresenta che per la forma con cui si sta procedendo». Il sindacato e l’impresa però «non devono esasperare i toni del confronto: è necessario un impegno per trovare, come sempre avvenuto in passato, le modalità utili a raggiungere attraverso la trattativa i migliori accordi per garantire in qualità la produzione e il lavoro».

Non rigidità e allarmismi Per Sbarra «non servono né rigidità né allarmismi, ma chiarezza dei problemi e grande senso di responsabilità nel perseguirne la soluzione. La forza di questa azienda è riconducibile alle consolidate relazioni industriali che, in tutte le fasi della sua storia, hanno prodotto accordi buoni ed innovativi. Sono queste relazioni che, prima di tutto, devono essere salvaguardate, come base per la soluzione dei problemi relativi alla produzione e all’organizzazione del lavoro. Si tratta quindi, ancora una volta, di trovare con la forza e la legittimazione dell’accordo sindacale soluzioni agli eventuali problemi, avendo chiaro che la crisi determina un supplemento di riflessione e di attenzione rispetto alla produzione, ma anche al lavoro e al reddito da esso derivato. Aspetti che, proprio in tempi difficili e incerti, non possono essere né ridotti né decurtati, perché direttamente collegato alla qualità della vita e alla tenuta sociale di una comunità, già fortemente provata. Dovremo inoltre considerare che la contrattazione in questa azienda è riferimento dell’intera contrattazione sia settoriale che territoriale. Questo impegna ancora di più le parti ad un grande senso di responsabilità, ad affidare alla contrattazione e a tutti gli strumenti ad essa connessi la soluzione ancora una volta intelligente e lungimirante dei problemi. Riuscendo, magari, a migliorare e valorizzare il già importante capitale umano quale vero core business di un’ azienda simbolo e leader dell’industria agroalimentare nazionale. Il capitale umano, le politiche di contesto, la responsabilità sociale e l’innovazione della produzione possono essere strumenti e leve innovativi per affrontare e risolvere eventuali nuove esigenze produttive per raggiungere, ancora una volta, un buon accordo, che non ha bisogno né di allarmismi né di rigidità».

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