Il sindaco tra i lavoratori

di Marco Torricelli

Con rabbia e paura, ma anche con il grande dolore che nella comunità narnese ha provocato la morte del giovane Simone Testarella, stroncato da un malore poche ore prima, i lavoratori della Sgl Carbon, ai quali si sono uniti gli studenti, i cittadini, i rappresentanti istituzionali – anche dei comuni limitrofi, con i gonfaloni – sono tornati a sfilare per le vie di Narni Scalo.

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Le paure La mancanza di risposte e, soprattutto, il timore che dietro il silenzio della multinazionale – per il momento si dimezza la produzione – si celi un disegno che metterebbe in discussione la sopravvivenza stessa dello stabilimento narnese, ha spinto i sindacati a proclamare un nuovo sciopero ed a dar vita alla manifestazione che, ha spiegato il sindaco, Francesco De Rebotti, «non vuole essere contro nessuno, ma vuole invece far comprendere a tutti quanto questa nostra città sia legata indissolubilmente alla ‘sua’ fabbrica». Prima che il corteo si mettesse in movimento, però, il sindaco ha chiesto che fosse osservato un minuto di silenzio, in ricordo del ragazzo scomparso.

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Il valore Per capire cosa significhi, per Narni, la Sgl Carbon è sufficiente raccontare quanto è successo quando De Rebotti, sui binari della stazione ‘occupata’ simbolicamente – e senza problemi, tranne che per il ritardo, di cui si prontamente lamentata Rfi, provocato ad un Intercity, bloccato per precauzione ad Orte – dal migliaio di persone che hanno preso parte alla manifestazione di giovedì mattina. «Quanti di voi lavorano in quella fabbrica?», ha chiesto. E si sono alzate un centinaio di mani. «E quanti di voi hanno un parente lì dentro?». Le mani alzate sono diventate qualche centinaio. «E quanti di voi conoscono qualcuno che lavora alla Sgl Carbon?». Ecco, tutti hanno alzato la mano. Perché quella fabbrica è, semplicemente, la città.

Le incongruenze «Quella della Sgl Carbon – ha detto nei giorni scorsi il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere – è la classica situazione in cui un’azienda in salute, il più importante produttore italiano di elettrodi per la lavorazione dell’acciaio, si ritrova di fronte alla decisione della casa madre di portare le produzioni ad esaurimento, per le contraddizioni del sistema economico italiano, prima su tutte l’elevato costo dell’energia elettrica». Ecco perché si è tornati e chiedere – lo avevano già fatto i sindacati ed il sindaco di Narni – che «oltre a convocare un tavolo sulla vertenza, il governo intervenga una volta per tutte sul problema, da tempo irrisolto, delle aziende energivore, che interessa come Sgl Carbon molte altre aziende nel Paese».

La politica Il consigliere regionale Fausto Galanello (Pd), che ha preso parta alla manifestazione, oltre alla «vicinanza alle maestranze della Sgl Carbon, preoccupate per l’incertezza sul futuro aziendale e piena adesione alle iniziative di mobilitazione», ha ribadito «la necessità di una parola di chiarezza da parte dei vertici tedeschi della multinazionale sul destino della produzione».

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