Una manifestazione dei lavoratori

di Marco Torricelli

Adesso è chiaro: la Sgl Carbon di Narni, se fosse per la multinazionale tedesca da cui dipende, sarebbe da chiudere in fretta. Nell’incontro che si è svolto al ministero dello sviluppo economico, tra il sottosegretario Claudio De Vincenti ed il responsabile della linea elettrodi-grafite del gruppo Sgl, Klaus Unterharnscheidt, la cosa è apparsa in tutta la sua gravità.

I costi Il rappresentante aziendale, infatti, ha ribadito che quello narnese ha un problema di costi, rispetto agli altri stabilimenti europei: costo dell’energia, del lavoro, della logistica e dei trasporti. Una situazione che giustificherebbe, a giudizio della multinazionale, il fermo degli impianti. Che danno lavoro, va ricordato per inciso, a 110 persone in maniera diretta e almeno ad altrettante nell’indotto.

Il governo De Vincenti – che con il ministro Zanonato aveva incontrato i sindacati ed il sindaco De Rebotti in occasione della sua visita alle acciaierie di Terni – ha ribadito la strategicità, per la filiera dell’acciaio in Italia, di questo stabilimento e quindi la necessità di arrivare all’individuazione di soluzioni per affrontare la questione dei costi. Il sottosegretario, dicono i sindacati, «ha rilanciato, ribadendo l’opportunità emersa nelle precedenti riunioni: con un investimento di circa un milione di euro, lo stabilimento di Narni potrebbe soddisfare da solo l’intero mercato nazionale degli elettrodi».

Gli investimenti Ma Klaus Unterharnscheidt non si è fatto pregare: «Gli investimenti – ha replicato – vengono fatti laddove esistono condizioni di partenza vantaggiose e non per compensare squilibri imputabili a fattori territoriali. Questa considerazione è stata alla base della scelta degli investimenti fatti in Malesia, dove si concentrerà il futuro del mercato mondiale della siderurgia».

Il rinvio La trattativa, almeno per il momento, non si è comunque interrotta: un nuovo incontro si terrà entro la metà di gennaio, con il coinvolgimento, stavolta, di istituzioni locali e sindacati. Nel frattempo l’azienda si è impegnata con il governo italiano a ‘congelare’ la situazione in attesa degli ulteriori sviluppi della vertenza.

Le reazioni «Finalmente si è fatta chiarezza – dicono i sindacati e l’amministrazione comunale narnese – perché, fino ad oggi, l’azienda aveva sempre tentato di negare il suo vero obiettivo, cioè la chiusura del sito narnese». Il problema, adesso, è come impedire che ciò avvenga: «Noi riteniamo insufficienti e strumentali le motivazioni con le quali l’azienda tenta di giustificare questa sua scelta. Per questo ci attiveremo per far sì che sindacato, istituzioni locali e governo italiano si presentino al prossimo incontro di gennaio preparati, per avanzare un pacchetto di soluzioni che, da un lato mitighino gli squilibri esistenti nel confronto con gli altri stabilimenti europei, e dall’altro scardinino gli aspetti chiaramente strumentali della posizione aziendale. Nel frattempo le merci rimangono comunque bloccate all’interno dello stabilimento, fino a quando la situazione non sarà chiarita».

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