Adesso la vicenda relativa alla procedura di concordato preventivo della ex Sogeco di San Liberato di Narni assume contorni inquietanti. Con un sacco di soldi in giro e presenze strane.
Tanti soldi in giro La denuncia viene, ancora una volta da due – Terni Metal e Cpm – delle tre aziende operative nel sito industriale: «Leggendo il documento pubblico presentato al tribunale di Terni per l’ammissione al concordato preventivo della Sogeco – dicono – emerge che sarebbe stato nominato un nuovo liquidatore, con un compenso di 100 mila euro; che le spese per la tenuta della contabilità, redazione e deposito del bilancio, sarebbero state quantificate in 150 mila euro; che il compenso in prededuzione ai redattori della domanda di ammissione (751 mila e 824 euro; ndr), sarebbero state così ripartite 341.824 euro ad un commercialista, 31.200 euro ad un altro commercialista, 215 mila euro al commissario giudiziale, 59.800 ad un avvocato, 104.000,00 al liquidatore».
Le offerte Secondo le due aziende, poi, «le fantomatiche offerte a supporto della domanda di ammissione vengono, una dalla ditta Pallozzi, del gruppo Umbria Grigliati, che versa in gravi difficoltà finanziarie, mentre l’altra viene da una fantomatica società bulgara, firmata da un ex dipendente del Francesco Gioia, titolare della Sogeco e già soggetto a sua volta a procedura fallimentare con una società precedentemente amministrata».
I restroscena All’interno del sito, poi, accusano le due aziende, «lo stesso Francesco Gioia sta continuando a lavorare per conto di una terza società da lui gestita e denominata Centro Scaffalature, già citata in Tribunale per concorrenza sleale dalla Cpm, utilizzando i beni della procedura e nei giorni scorsi ha provveduto di propria volontà e senza una reale motivazione a sospendere l’erogazione dell’energia elettrica alle ditte operanti nel sito industriale con regolare contratto di affitto di azienda, costringendole a mandare i lavoratori a casa e comportando notevoli disagi e perdita di tempo e lavoro».
La denuncia Secondo Terni Metal e Cpm, insomma, «sono venuti allo scoperto tutti gli attori che per vari e facilmente ipotizzabili motivi stanno cercando con azioni al limite della legalità di capovolgere la situazione dissimulando la effettiva realtà delle cose per finalizzare operazioni mirate ad ottenere esclusivo vantaggio finanziario ed il controllo di una azienda, la Sogeco, in evidente stato di decomposizione. Speriamo che il tribunale di Terni non cada nel tranello e punti a salvaguardare i diritti dei lavoratori e dei creditori».
