Quell’esposizione debitoria da sanare, l’occupazione di un’ottantina di lavoratori in ballo, il patrimonio industriale da salvaguardare, il know how da non disperdere, come del resto l’investimento affrontato sin qui. La strada verso la ricapitalizzazione della Moplefan non accenna a spianare, la salita è così dura che il valico non sarà raggiunto prima del 20 settembre; solo ad allora si scoprirà il nuovo versante da percorrere per la storica fabbrica del Polo chimico di Terni.
Questo il quadro che emerge all’indomani del tavolo di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove si è appreso della proroga del piano anti-fallimento e del contestuale aggiornamento del confronto proprio in quella stessa data. La speranza di un futuro produttivo e occupazionale nel sito che produceva film di polipropilene, tra i lavoratori va via via scemando; è appesa alle scelte di un investitore che per ora, per ragioni di riservatezza dettate dalla delicata fase attuale, resta nell’ombra.
Nessun accordo, nessuna certezza, si naviga ancora a vista per due mesi. Dieci milioni di euro la cifra che il soggetto ignoto sarebbe chiamato a versare per il progetto di ripresa produttiva quando il portafoglio clienti è ormai svuotato e gli impianti fermi da tanti mesi, mentre i fornitori bussano alla porta per avere i propri crediti. Situazione complessa, ma non del tutto persa. Possibili novità prima del prossimo tavolo al ministero.
