mercatone uno perugia
I lavoratori di Magione

di D.B.

Nessun pesce d’aprile, bensì riunioni e sopraggiunti impegni societari. Questi i motivi per cui Mercatone Uno mercoledì ha disertato la riunione con i sindacati, convocata al ministero dello Sviluppo economico, per parlare della crisi dell’azienda a causa della quale quasi quattromila persone in Italia (40 nel punto vendita di Magione) rischiano di perdere il posto di lavoro. Una delegazione umbra ha partecipato mercoledì al presidio indetto sotto la sede del Ministero mentre i colleghi, per tutta la giornata, hanno fatto un volantinaggio per portare a conoscenza la clientela la complicatissima situazione che stanno vivendo.

Chiusura All’inizio di gennaio la nota catena di mobili ha presentato, al tribunale di Bologna, una richiesta di concordato preventivo e ora sta lavorando a un piano di ristrutturazione che riguarda 79 punti vendita e oltre 3.700 dipendenti, numeri ai quali vanno aggiunti quelli relativi all’indotto. Per una parte dei punti vendita (all’incirca una trentina, compreso quello di Magione) si prevede la chiusura alla fine di aprile e in questi giorni l’azienda sta facendo due tipologie di promozioni: una, più classica, che riguarda quegli stabilimenti che probabilmente rimarranno aperti grazie a un nuovo acquirente; l’altra, compreso Magione, prevede sconti fino al 70 per cento che assomigliano ad una vera e propria liquidazione propedeutica alla chiusura.

Interrogazione La riunione rivestiva una certa importanza anche perché a maggio scade il contratto di solidarietà per i dipendenti e, al tavolo di mercoledì, si sarebbe voluta approfondire la possibilità di attivare ulteriori ammortizzatori sociali. Nel frattempo qualcosa si muove anche in parlamento. Giovedì il senatore trentino della Lega Nord Sergio Divina ha chiesto che nella vertenza venga coinvolto anche il ministero del Lavoro oltre che quello dello Sviluppo economico. Divina ha presentato un’interrogazione urgente ai due ministri «al fine di valutare tutte le possibili ed eventuali soluzioni a salvaguardia dei posti di lavoro». «L’assenza dell’azienda — spiega invece il segretario generale Fisascat Cisl Umbria Valerio Natili – non aiuta di certo a fare chiarezza rispetto al futuro».

Cisl «Un futuro pieno di ombre – aggiunge – per un gruppo che occupa 4 mila persone in tutta Italia e ben 40 a Magione. Nel presidio presso il Mise, la Fisascat Cisl Umbria, assieme alle delegazioni di tutta Italia, ha gridato tutto il proprio disappunto nei confronti di una dirigenza aziendale che appare smarrita e priva di prospettiva, che dopo aver determinato questa grave situazione ora pretende anche di individuare la soluzione». Nei prossimi giorni si terrà comunque alta l’attenzione «per sensibilizzare l’opinione pubblica – continua Natili – su una questione che va ad appesantire un contesto regionale già provato dal perdurare della crisi. Nei prossimi giorni il Ministero provvederà a riconvocare il tavolo con azienda e sindacati per tentare di ricostruire quelle relazioni sindacali necessarie per dare una prospettiva al gruppo».

Twitter @DanieleBovi

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