Al centro Catiuscia Marini durante il suo intervento

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

«Un nuovo modello di sviluppo non lo creiamo noi insieme a qualche associazione in una stanza ma anche osservando ciò che si muove». Così la presidente Catiuscia Marini lunedì nel corso del suo intervento alla presentazione del secondo Focus economica della Cgil regionale. Proprio il tema, antico e battuto in più occasioni da più parti, di un «nuovo modello di sviluppo» per l’Umbria è stato dibattuto nel corso di più interventi: a invocarlo il presidente della Legacoop regionale Dino Ricci e il direttore della Cna Umbria Roberto Giannangeli: «Serve un nuovo modello – dice – che premi imprese e lavoratori e concentrare le risorse su poche azioni di sistema». Giannangeli sottolinea poi il problema di una «ripresa senza occupazione: difficilmente – aggiunge – torneremo ai livelli pre-crisi solo con il manifatturiero, serve puntare su settori come turismo e costruzioni».

Puntare sulle pmi Chiudendo il dibattito moderato dal giornalista del Messaggero Umbria Federico Fabrizi, la presidente ha replicato che un nuovo modello non si inventa a tavolino e che puntare su alcune piccole e medie imprese d’eccellenza e che esportano si può e si deve: «Alcune ‘punte di freccia’ – ha detto – ci sono e ci dicono che la strada da percorrere è questa. Certo, non vale per tutti ma è un pezzo di strada sulla quale corre buona parte dell’export e che, va detto, non ha creato disoccupazione». «Le nostre pmi – ha aggiunto – ‘pesano’ meno rispetto al resto del Centro-Nord: da noi bisogna mirare a un loro rafforzamento». La presidente tocca poi anche il capitolo della domanda interna senza la quale, sostiene Giannangeli, tornare a crescere è difficile. Insomma, l’export da solo, ‘condizionato’ in Umbria dalle acciaierie di Terni che da sole valgono oltre il 30%, non basta: «Per questo servono politiche fiscali a livello nazionale».

EXPORT: L’ANALISI DEL SECONDO TRIMESTRE 2013

Il lavoro Di fronte al segretario regionale della Cgil Mario Bravi Catiuscia Marini ha sostenuto poi che «la prima preoccupazione rimane quella della creazione di posti di lavoro» ma che, in questi anni, «ci siamo concentrati troppo – ha spiegato – sulla sua regolazione, senza peraltro ridurre il precariato». «Dopo una crisi così strutturale – ha sostenuto – che per la prima volta in 40 anni ha ridotto la base produttiva del Paese, difficilmente possiamo uscirne con strumenti ordinari e sempre meno risorse come siamo costretti a fare ora. La strada da intraprendere diventa perciò quella di nuove politiche industriali e nuove politiche attive del lavoro». Il quadro da cui partire, dipinto dall’Istituto di ricerca economico-sociale della Cgil, è quello di un’Umbria dove ci sono «deboli segnali di ripresa ma che fatica a risollevarsi».

Il Focus Nel Focus economia che analizza l’avvio del 2013 si parla di dati ancora con il segno meno ma meno negativi rispetto a quelli della precedente edizione. Il lato positivo riguarda l’offerta di lavoro, con un tasso di occupazione che passa dal 61% al 61,5% con un’attenuazione nel primo trimestre della disoccupazione (dall’11,4% al 10,5%). «Un piccolo balzo in avanti – è stato detto – che non risolve però i problemi del lavoro». «Gli umbri in sofferenza sociale – ha detto Bravi – sono 121 mila: 41 mila i disoccupati, 23 mila gli ‘scoraggiati’ che non cercano lavoro, 40 mila i precari e 17 mila i cassintegrati». Da registrare poi la contrazione dell’export, arrivata al secondo trimestre consecutivo negativo (-4,5% il primo per un -7,4% da gennaio a giugno ). Dinamiche negative, ma meno che nei precedenti tre mesi, che caratterizzano anche la produzione (-4,5% nel primo trimestre) e le vendite al dettaglio (-7%).

Il Piano del lavoro Come proposta per uscire da questo stato di crisi la Cgil attraverso Bravi ha rilanciato il pacchetto di proposte, presentato nei mesi scorsi, del Piano per il lavoro in grado di «rilanciare la domanda – ha detto – e di gettare le basi per un’alternativa profonda delle politiche economiche e sociali». Le risorse? «Potrebbe essere finanziato – ha spiegato il segretario – attraverso la tassazione di rendite e grandi ricchezze». Ma non solo: «A disposizione delle fondazioni bancarie umbre – ha aggiunto – c’è un miliardo non utilizzato per contrastare la crisi. Si potrebbe utilizzare per sostenere un fondo che aiuti le imprese che non hanno accesso al credito».

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