di Mar. Ros.
I 500 licenziamenti annunciati dalla multinazionale francese Carrefour tengono sulle spine i dipendenti del supermercato di Terni, la crisi è nazionale e purtroppo non riguarda esclusivamente la catena che nella Conca ha sede in via Bramante, ma l’intero settore della cosiddetta Gdo (Grande distribuzione organizzata). A breve sarà indetto uno sciopero anche per Unicoop Tirreno nella quale gli esuberi sarebbero a quota 600. Intanto venerdì mattina, bandiere in vista, lavoratori e sindacalisti si sono ritrovati di fronte all’ingresso Carrefour di Terni per un presidio.
Licenziamenti Carrefour Ristrutturazione in vista per supermercati e ipermercati Carrefour con sede in Italia, cinquecento gli esuberi stimati dal Gruppo e tre i punti vendita prossimi alla chiusura. Nulla che riguardi in modo diretto Terni, per il momento, ma è chiaro che l’apprensione tra i dipendenti dilaga. Venerdì mattina una ventina tra lavoratori e sindacalisti, si sono ritrovati di fronte all’apertura automatica del centro commerciale di via Bramante, l’unico che a Terni garantisce il servizio 24h su 24: «La sfrenata liberalizzazione degli orari, con pesanti ricadute sui lavoratori, evidentemente non è la soluzione – commenta Claudio Aureli di Filcams Cgil – e la preoccupazione per la forza lavoro è estesa all’intero settore della Grande distribuzione organizzata». «Terni negli ultimi tempi ha incrementato le vendite – spiega Massimiliano Ferrante di Uiltucs Uil – ma la crisi di categoria è ampia e non può ricadere sui lavoratori, occorrono riorganizzazioni aziendali capaci di garantire una nuova spinta di crescita».
Crisi Commercio «È giunto il momento di porre un freno al modus operandi delle multinazionali – dice Sergio Sabatini di Fisascat Cisl – che si arricchiscono in un determinato territorio grazie ai sacrifici chiesti alle maestranze, sottoposte a strani orari di lavoro, anche notturni, senza che magari vi sia un riconoscimento adeguato in busta paga. Col servizio Carrefour garantito 24 h c’è clientela che approfitta per fare la spesa in orari desueti, magari senza pensare al tempo che coloro che stanno al banco, alla cassa o tra gli scaffali, sottraggono alla propria famiglia». I rischi per Terni, come detto, non sono noti ma i lavoratori non si sentono fuori pericolo: «Siamo stati chiamati a dare di più – afferma Giuseppe Zenoni, delegato Rsa Cgil – e non ci siamo risparmiati; lo stesso devono aver fatto i nostri colleghi di Torino, Novara, Napoli e via discorrendo, eppure la catena francese è intenzionata a cessare alcune delle sue attività, mandando a casa i lavoratori; potrebbe accadere anche a noi, ce la mettiamo tutta».
@martarosati28
