«Senza adeguate politiche nazionali sulla rigenerazione urbana e la casa e in assenza di strumenti regionali per rispondere alle esigenze della comunità umbra in materia di abitazioni, il rischio è che il settore delle costruzioni, che tanto ha contribuito alla crescita dell’Umbria dopo la pandemia, vada incontro a una caduta verticale delle proprie prospettive di sviluppo e torni ai livelli dei terribili anni vissuti dal 2008 al 2020». A lanciare l’alert è Emanuele Bertini, imprenditore del settore e presidente regionale di Cna Costruzioni Umbria.
Nel contesto regionale il contributo del comparto alle dinamiche economiche è significativo: un’indagine Cna Umbria-Cresme stima in 3,5 miliardi di euro il valore apportato dal settore delle costruzioni all’economia umbra, di cui circa 2,3 miliardi relativi a interventi straordinari di manutenzione e recupero edilizio.Inoltre, secondo il rapporto della Banca d’Italia per l’Umbria, nel 2023 l’incidenza del settore delle costruzioni sul valore aggiunto regionale si attestava al 6,7 per cento, contro il 5,9 per cento della media nazionale.
Bertini fa notare che «oggi il comparto sta ancora beneficiando degli appalti pubblici a valere sul Pnrr, della ricostruzione post sisma e della coda dei lavori attivati dai bonus fiscali. Ma cosa accadrà dopo, quando queste risorse si saranno esaurite? Il rischio è che ci sia una caduta a picco, perché gli elementi di criticità sono anche altri». Tra questi egli segnala in particolare: la mancata stabilizzazione degli incentivi fiscali («sebbene il bonus casa al 50% dovrebbe essere riconfermato anche nel 2026, la sua provvisorietà non consente di programmare l’attività delle imprese ma neanche quella dei cittadini»), i costi di costruzione e ristrutturazione che «dopo il Covid e l’inflazione, sono letteralmente lievitati diventando proibitivi», e la restrizione dell’accesso al credito da parte delle banche soprattutto per le imprese di micro-piccole dimensioni.
In Umbria questa situazione assume contorni ancora più delicati: se pure il settore evidenzia segnali di vivacità — ad esempio l’Osservatorio Ance Umbria registra per il periodo ottobre 2023-aprile 2024 un aumento delle ore lavorate nelle costruzioni di +15,2% nella provincia di Perugia e +7,8% in quella di Terni — tuttavia il mercato immobiliare mostra segni di contrazione, con compravendite residenziali nel 2023 in calo del -12,7% nella provincia di Perugia e del -11,8% in quella di Terni.
Bertini richiama anche un’altra questione essenziale: «Il timore è che il peso della burocrazia scoraggerà le imprese più piccole anche dal partecipare alle gare. Servirebbe l’apertura di un confronto per la realizzazione di una piattaforma digitale unica per la gestione degli appalti in Umbria, evitando duplicazioni e inutili dispersioni di risorse». In merito alla normativa e alle procedure, denuncia la «miriade di regolamenti comunali e il mal funzionamento di moltissimi sportelli unici per le attività produttive, un’autentica giungla nella quale imprese e cittadini trovano difficoltà a orientarsi».
Infine, rivolgendosi alla politica regionale, Bertini afferma che «la Regione ha gli strumenti per poter agire anche sulla facilitazione dell’accesso ai finanziamenti in favore del sistema imprenditoriale. Insomma, in attesa di politiche nazionali adeguate in materia di rigenerazione urbana e di abitazioni, è tempo che la giunta regionale incontri al più presto anche le associazioni delle imprese, perché se gestite velocemente queste risorse possono diventare nuove opportunità di lavoro e di sviluppo e dare risposte alle esigenze che provengono dalla comunità, a cominciare da quelle abitative». E conclude: «Altrimenti il rischio che l’Umbria diventi un’unica area interna del centro Italia può diventare un orizzonte concreto nel giro di pochi anni».
