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Anziani e assistenza ©Fabrizio Troccoli

In Umbria i lavoratori domestici regolari continuano a diminuire, mentre cresce il fabbisogno di assistenza legato all’invecchiamento della popolazione. È questo il quadro che emerge dall’Osservatorio Inps aggiornato ai dati 2025, che fotografa una riduzione progressiva degli addetti al settore nel triennio 2023-2025.

Nel 2023 in Umbria risultavano 17.271 lavoratori domestici tra colf, badanti e altri addetti regolarmente registrati. Nel 2024 il numero è sceso a 16.975 e nel 2025 è ulteriormente calato a 16.698. In tre anni la riduzione complessiva è pari a 573 unità. Un dato che, letto da solo, descrive un arretramento contenuto ma costante. Il contesto, però, cambia se lo si mette in relazione con la struttura del settore e con la domanda crescente di assistenza nelle famiglie umbre.

Il dato Inps non distingue nel totale regionale tra colf e badanti nel prospetto sintetico, ma la composizione nazionale del lavoro domestico aiuta a leggere la tendenza anche a livello territoriale. A livello Italia, infatti, le badanti rappresentano poco più della metà del settore, mentre le colf sono poco sotto la soglia del 50 per cento. Applicando questa proporzione anche all’Umbria, in assenza di uno scostamento regionale significativo, il quadro indica una platea di circa 8.500 badanti e poco più di 8.000 colf nel 2025. Una distribuzione sostanzialmente equilibrata, che però si muove dentro un perimetro complessivo in riduzione.

La diminuzione registrata in Umbria non è quindi riconducibile a una sola componente del lavoro domestico. Il calo riguarda sia le colf sia le badanti, anche se le dinamiche possono essere differenti: le prime più legate alla gestione ordinaria delle abitazioni, le seconde sempre più centrali nel sistema di cura della popolazione anziana e non autosufficiente. È proprio su questo segmento che si concentra una delle tensioni più evidenti.

L’Umbria, infatti, è una delle regioni con il più alto indice di invecchiamento in Italia. La quota di popolazione over 65 è stabilmente superiore alla media nazionale e la fascia degli over 80 è in crescita. In questo contesto, la domanda di assistenza domiciliare tende ad aumentare, mentre l’offerta di lavoro regolare nel settore si riduce o si sposta verso forme meno strutturate.

La contraddizione tra bisogno crescente e offerta in calo non è un fenomeno esclusivo dell’Umbria, ma nella regione assume caratteristiche più visibili proprio per la struttura demografica. Il lavoro domestico regolare si colloca infatti dentro un equilibrio fragile, influenzato da costi per le famiglie, disponibilità di lavoratori, presenza di stranieri e dinamiche di emersione o ritorno al lavoro irregolare, che gli stessi operatori del settore segnalano come elemento non marginale.

Il confronto con il dato nazionale conferma la tendenza generale. In Italia il comparto dei lavoratori domestici ha registrato una riduzione complessiva dopo il picco legato alla regolarizzazione avvenuta durante la pandemia. Una parte della flessione viene attribuita proprio alla fine degli effetti straordinari di quel periodo, mentre un’altra viene ricondotta all’aumento dei costi e alla difficoltà delle famiglie nel sostenere rapporti di lavoro continuativi in regola.

In Umbria questo si traduce in una contrazione lenta ma costante del numero di addetti, che negli ultimi tre anni ha perso poco più di cinquecento unità. Un dato che, se confrontato con la crescita della popolazione anziana, contribuisce a delineare un possibile squilibrio strutturale tra domanda e offerta di assistenza.

A questo si aggiunge un elemento spesso richiamato dagli operatori del settore: la difficoltà di reperire personale disponibile per l’assistenza continuativa, soprattutto nelle situazioni di maggiore fragilità. Un fenomeno che incide sia sulla gestione quotidiana delle famiglie sia sulla capacità del sistema di welfare informale di reggere la pressione demografica.

In questo quadro il lavoro domestico regolare resta uno degli indicatori più sensibili per misurare la tenuta sociale di un territorio. In Umbria, la sua riduzione non è ancora un fenomeno quantitativamente allarmante, ma segnala una tendenza che si sviluppa in parallelo all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di cura.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.