Campanile, Bernardini, Cesaretti e Forcignanò di Confindustria

di Daniele Bovi
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La nuova Confindustria Umbria boccia l’Alleanza per lo sviluppo, il tavolo creato nell’ottobre 2010 dalla Regione e che riunisce 38 soggetti tra istituzioni locali, sindacati e associazioni imprenditoriali. Nel giorno in cui gli industriali firmano a favor di telecamera l’atto di fusione tra le federazioni di Perugia e Terni Umbro Bernardini, presidente fino a dicembre della nuova Confindustria Umbria, spiega che così com’è il tavolo dell’Alleanza, non funziona. «Siamo delusi dal suo andamento – ha detto nel corso della conferenza stampa di lunedì mattina -: se continua così è superato». Le critiche ricalcano alcune di quelle che venivano mosse al lorenzettiano tavolo del Patto per lo sviluppo: «Siamo molto inascoltati dalla politica – continua Bernardini – e non si può fare un tavolo con 30 persone. Occorre stringerlo e portare progetti finiti».

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Dove andiamo? Il presidente parla poi di «falsi pudori e prudenze» che impediscono un dibattito schietto: «Ma così dove andiamo?». Più in generale, «una vota risolto il capitolo delle Province», secondo Bernardini sarà la stessa Regione a doversi ripensare. «Quelle come l’Umbria – osserva – difficilmente avranno un futuro se non si doteranno di strutture diverse». Strutture negli auspici del numero uno di Confindustria più flessibili e snelle. Bocciata anche la scelta di nominare come nuovo assessore della giunta Marini Fabio Paparelli, in sostituzione del neo-senatore Gianluca Rossi. Un no non tanto sul nome quanto sul metodo: «Il problema non è la persona – dice Bernardini – ma le logiche con le quali si è arrivati alla nomina. E’ stato fatto il contrario di tutto quello che abbiamo detto».

All’unanimità La fusione, votata recentemente e all’unanimità dalle assemblee provinciali, sarà operativa a partire dal primo luglio prossimo. Bernardini, come detto, sarà presidente fino a dicembre e sarà affiancato da un vice, Ernesto Cesaretti presente lunedì insieme ad Antonio Campanile. Consiglio e giunta fino alla fine dell’anno lavoreranno coi vecchi membri e poi, entro dicembre, ci sarà la prima assemblea elettiva. Per il ruolo di numero uno sembra essere in pole Ernesto Cesaretti, che viene indicato direttamente da Bernardini: «Spero sia lui – dice -. In Confindustria non ci si candida, si viene indicati». Superata poi sembra essere anche la logica dell’alternanza Perugia-Terni, peraltro non prevista neanche dal nuovo statuto: «Il presidente – dice Cesaretti – dovrà rappresentare tutta la regione».

Cosa cambia Il consiglio direttivo dell’associazione che rappresenterà gli interessi di 1.500 imprese e 50 mila lavoratori sarà composto dai presidenti delle nuove otto sezioni territoriali (Perugia, Terni, Alto Tevere, Media valle del Tevere, Eugubino-Gualdese, Spoleto-Valnerina, Foligno e Orvieto). A queste nuove articolazioni spetterà il rapporto con il territorio e i suoi sindaci e insieme ad esse ci saranno le 17 sezioni di categoria, anch’esse regionalizzate. Per Bernardini però non c’è il rischio di una moltiplicazione degli apparati: «Non è una complicazione – dice – bensì la chiave di volta dell’impianto. C’era la necessità di organizzarsi sui territori». Gli imprenditori rivendicano poi con orgoglio la primogenitura di una fusione che rappresenta un esperimento a livello nazionale e lodano una base «che ha votato all’unanimità, fatto assolutamente straordinario, e che chiamata all’innovazione si è dimostrata più avanti di noi».

Attaccati al Nord Minimizzate le resistenze dell’Ance Terni («dibattito interno ad un’associazione che gode di autonomia economico-organizzativa»), e le responsabilità della crisi economica («abbiamo fatto tutto il possibile» dice Cesaretti), Bernardini spiega che la fusione ha trovato «riscontri positivi» anche tra le istituzioni locali, con le otto sezioni che si occuperanno del rapporto coi vari sindaci sul territorio. La fusione risponde ad un’esigenza di «semplificazione e all’esigenza di dare servizi ai nostri associati – spiega il presidente – a minor costo». Una scelta che darà però anche maggior forza a Confindustria Umbria: «Aumenterà – dice Bernardini – la nostra forza di rappresentanza anche verso le istituzioni». Di fronte gli imprenditori hanno poi la sfida che consiste nell’affrontare la crisi economica nella quale anche l’Umbria è attanagliata: «Dobbiamo stare attaccati al Nord Italia – osserva il presidente – oppure saremo risucchiati dal Sud e questo sta avvenendo. Quando lo spiegavamo noi ci dicevano che portavamo sfortuna».

Clima anti-impresa A preoccupare è la deindustrializzazione («la vedo dura campare solo con gli agriturismi»), la «angosciante» disoccupazione giovanile e più in generale un clima che si percepisce come contrario all’impresa: «Devono ricrearsi – osserva il presidente – le condizioni favorevoli per far tornare le aziende a investire». Come? Capitolo numero uno la giustizia, con processi troppo lenti e crediti che diventano chimere per le imprese, in primis quelli dello Stato: «E’ questo il primo creditore che non paga». La rassegna di Bernardini tocca poi le infrastrutture, dalle più piccole alle più grandi, il costo del lavoro, la richiesta di nuove regole per il mercato del lavoro, il credito che manca: «Tutto il Paese – sottolinea Bernardini – va modernizzato e reso europeo».

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