Otto persone licenziate per pochi decibel in più

di D.B.

La Checcarini, storico mangimificio umbro, di notte fa troppo rumore. Qualche decibel in più oltre quanto consentito dalle leggi che è costato una sentenza del tribunale di Perugia con la quale si vieta la produzione nel turno di notte e, da qui, la decisione dell’azienda di licenziare otto lavoratori. Le lettere sono state recapitate martedì ai diretti interessati provocando, come riporta una nota della Cisl, «un brusco turbamento per loro e per le proprie famiglie, mandando in fumo i sogni di una vita».

Sentenza immediatamente esecutiva A «sconcertare» il sindacato, che aveva sollevato il caso giovedì scorso con una conferenza stampa, non è tanto la sentenza emessa dal tribunale del capoluogo umbro, «quanto la sua immediata esecutività che non consente all’azienda ulteriori investimenti volti a rientrare nei parametri acustici che vengono lievemente superati solo nei mesi di luglio e agosto». «Ci saremmo aspettati – dicono Angelo Manzotti (Cisl Perugia) e Eros Mincigrucci (Fai Cisl Umbria) – che il problema si risolvesse quando la questione si fosse riproposta, ossia nel periodo estivo. Comunque, dal mese di febbraio (quello della sentenza) al mese di giugno (quello a ridosso del problema) sarebbe stato possibile intervenire ulteriormente e in modo risolutivo sulla questione acustica e garantire nel medesimo tempo il lavoro ai dipendenti, senza che l’azienda perdesse consistenti commesse».

Cisl: non rimarremo con le mani in mano Di fronte ad uno scenario di questo tipo il sindacato si è attivato chiedendo alle istituzioni un tavolo di confronto per arrivare ad una soluzione che eviti la perdita di altre commesse e che dia continuità alla produzione. «Se ciò non bastasse – continuano Manzotti e Mincigrucci –  chiederemo un incontro anche al presidente del Tribunale di Perugia per illustrare la situazione occupazionale di un territorio già gravato da una forte crisi economica. Già le istituzioni si stanno adoperando a tutti i livelli per attivare un tavolo a partire dai prossimi giorni e noi non rimarremmo con le mani in mano».

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