di Ivano Porfiri
Sono più che raddoppiati, da gennaio a ottobre, i cassintegrati in Umbria. Peggio è andata solo l’Emilia Romagna, mentre la media nazionale parla di un aumento di “appena” il 44%. E sono seimila i lavoratori umbri che rischiano di perdere tutto se non verrà rifinanziata dal governo la cassa integrazione in deroga. E’ con queste brutte notizie e questa angoscia che sabato prossimo almeno 40 pullman della Cgil dell’Umbria si muoveranno in direzione Roma per partecipare alla manifestazione nazionale, anche se l’invito è a «non rassegnarsi, a reagire».
Numeri da brividi «In Umbria ci sono 20mila lavoratori coinvolti nei meccanismi della cassa integrazione, di cui 10-11mila a zero ore. Di questi 6mila sono in deroga, il che fa capire che il nostro tessuto produttivo è fatto di piccole imprese della subfornitura che stanno soffrendo più di altri la crisi, oggi più viva che mai». E’ un Mario Bravi tutt’altro che ottimista quello che squaderna i numeri di un mondo del lavoro in piena sofferenza, aggiornati agli ultimi giorni. Il segretario svela un triste primato: da gennaio a ottobre 2010 i lavoratori in cig sono aumentati del 108,65%, più del doppio della media nazionale. Nello stesso periodo, in Umbria è calata del 22% la cig ordinaria, ma è aumentata nel frattempo del 52% quella straordinaria e di ben 656% la cassa in deroga. Il totale delle ore autorizzate ammonta a 9.116.187. I lavoratori coinvolti sono 19.894, i due terzi dei quali in deroga.
Le ricette In Italia, secondo Bravi «manca una politica di contrasto della crisi e se non ci sarà un impegno concreto da parte del governo sul rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga in Umbria rischiano di restare senza niente 6mila lavoratori». Sulla ricetta, per il segretario della Cgil «la strada non è certo il modello Marchionne, cioè abbassare il livello delle tutele, specie in una regione che vede i salari dell’8-9% più bassi della media nazionale». Piuttosto, la strada è sostenere un sistema produttivo che scelga la strada dell’innovazione e della qualità del lavoro. E qui il messaggio va sia alla Regione che agli altri sindacati.
Tavolo bilaterale «Siamo convinti che l’Alleanza per lo sviluppo (il patto concertativo promosso dalla Regione, ndr) sia una buona iniziativa, ma noi siamo disponibili anche ad aprire un confronto bilaterale con Confindustria per non intasare quel tavolo generale». Agli altri sindacati, Bravi dice che «i contatti informali sono costanti ma vogliamo capire cosa pensano sul modello di sviluppo per la nostra regione».
Basell e Merloni Simbolo delle difficoltà del sistema sono le vertenze Basell («il mantenimento del polo chimico è troppo importante per la nostra regione», ha detto Bravi) e Merloni, per parlare della quale è intervenuto telefonicamente il segretario della Cgil delle Marche, Gianni Venturi: «Non abbiamo grosse novità – ha detto – aspettiamo notizie dai commissari sulle manifestazioni di interesse». Indiscrezioni parlano della volontà del gruppo iraniano di rilevare unicamente lo stabilimento umbro, collegandolo alle produzioni acquisite con gli stabilimenti emiliani del gruppo, mentre i cinesi della Machi Group sarebbero interessati all’intero perimetro umbro-marchigiano, inserendo nel discorso anche le gestione del porto di Ancona.
Tutti a Roma «I lavoratori devono reagire – sostiene Bravi – non bisogna cedere alla rassegnazione: in Francia in una condizione non certo peggiore della nostra, hanno già fatto sei scioperi generali». Ad oggi sono 40 i pullman programmati da tutta l’Umbria per partecipare alla manifestazione di Roma, sabato prossimo. Due cortei si muoveranno da piazza della Repubblica e da piazzale dei Partigiani e si muoveranno alla volta di piazza San Giovanni. Qui di seguito gli orari dei pullman da Perugia e Terni:
