Container caricati su una nave merci

di Maurizio Troccoli

L’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur, approvato dai Ventisette in attesa del via libera definitivo del Parlamento europeo, può avere effetti concreti anche sull’economia dell’Umbria, soprattutto sul fronte dell’export manifatturiero e agroalimentare. Si tratta di un’intesa che punta a creare un mercato integrato tra Europa e Sudamerica, con una progressiva eliminazione dei dazi su oltre il 90 per cento dei beni scambiati e una particolare tutela per le produzioni a indicazione geografica.

Per l’Umbria il possibile impatto riguarda in primo luogo il tessuto produttivo orientato all’estero. Secondo i dati dell’Ice, la regione esporta prevalentemente macchinari, metalli lavorati, prodotti chimico-farmaceutici e alimentari trasformati, settori che rientrano tra quelli indicati come più favoriti dall’accordo Ue-Mercosur. L’apertura di un’area che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con oltre 270 milioni di consumatori, potrebbe ampliare i margini di crescita per le imprese umbre già presenti sui mercati extraeuropei o intenzionate a diversificare le destinazioni dell’export.

Un capitolo rilevante riguarda l’agroalimentare, comparto centrale per l’economia regionale. L’accordo prevede il riconoscimento e la tutela di 347 indicazioni geografiche europee, di cui 58 italiane. Per l’Umbria, che concentra una parte significativa del proprio valore agricolo su produzioni certificate come olio extravergine, vini e salumi, la protezione delle denominazioni rappresenta un elemento chiave per evitare fenomeni di concorrenza sleale sui mercati sudamericani e rafforzare la presenza dei prodotti di qualità. Allo stesso tempo, le clausole di salvaguardia introdotte su richiesta di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, fissano una soglia di allerta al 5 per cento sulle importazioni agricole: oltre questo limite, o in caso di calo dei prezzi interni superiore al 5 per cento, l’accordo potrà essere sospeso.

Dal punto di vista industriale, l’Umbria potrebbe beneficiare anche di un accesso più stabile a materie prime e componenti, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e incertezze sui dazi. La Commissione europea stima che entro il 2036 le esportazioni dell’Ue verso il Mercosur possano crescere del 39 per cento, mentre nel lungo periodo l’intesa dovrebbe contribuire ad aumentare il Pil europeo. Per una regione come l’Umbria, caratterizzata da un sistema di piccole e medie imprese fortemente integrate nelle filiere nazionali e internazionali, l’accordo può rappresentare uno strumento di diversificazione dei mercati e di riduzione della dipendenza da aree oggi più instabili.

Una volta pienamente attuato l’accordo di libero scambio l’export europeo potrebbe avere un valore di 49 miliardi di euro in più secondo le stime della Commissione europea. L’accordo comporterà un risparmio superiore a 4 miliardi di euro annui di dazi per gli esportatori europei. In termini di potenziale regionale, se l’Umbria riuscisse ad allinearsi alle performance di crescita dell’UE nei settori strategici, si potrebbe tradurre in un incremento percentuale dell’export regionale verso il Mercosur ben superiore alla media extra‑Ue attuale, Nel 2024 l’Umbria ha esportato beni per circa 4 miliardi di euro, rappresentando circa lo 0,9% dell’export italiano totale. Se l’Umbria replicasse in misura proporzionale il potenziale di crescita europeo stimato (considerando la sua quota di export e la composizione settoriale), l’export regionale verso quei mercati potrebbe aumentare di circa 1,5–1,7 miliardi di euro entro i prossimi 10‑15 anni, portando il totale regionale oltre 5,5–5,7 miliardi all’anno. Questo impatto non sarebbe immediato ma si realizzerebbe gradualmente con la progressiva eliminazione dei dazi e l’espansione della domanda in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, soprattutto nei comparti meccanica, chimica e agroalimentare di pregio. Ovviamente, va sottolineato, che si tratta di stime ipotetiche, a freddo, valutando solo la tenuta del rapporto dell’Export umbro su quello europeo e senza valutare le variabili, numerose, che si possono innescare sia nelle relazioni commerciali, sia su un tempo così lungo e su trattative a fatto che concluse.

Resta centrale il tema agricolo, particolarmente sensibile anche in Umbria. I Paesi del Mercosur sono grandi esportatori di carne bovina e zucchero, prodotti che potrebbero entrare in competizione con le filiere europee. Le misure di monitoraggio rafforzato decise dall’Unione e le clausole di salvaguardia mirano a contenere questi rischi, ma l’impatto reale dipenderà dall’attuazione concreta dell’accordo e dalla capacità delle istituzioni di intervenire tempestivamente in caso di squilibri.

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