di Enzo Beretta
Se le sentenze arrivano prima si riduce l’incertezza del diritto. Già, perché la crisi dei processi – nel nostro Paese ci sono tre milioni di cause civili pendenti – danneggia la credibilità dei magistrati nonostante i giudici italiani decidano molte più cause rispetto ai colleghi europei. E’ proprio sulla riduzione dei tempi della Giustizia che potrebbe risultare vincente la proposta di Amedeo Salvatore, fonico trascrittore attualmente responsabile della verbalizzazione degli atti processuali presso il tribunale penale di Napoli dopo un’esperienza decennale in quello di Perugia, il quale suggerisce di introdurre le trascrizioni anche in ambito civile. «In questa maniera ci sarebbe un risparmio effettivo di almeno due terzi del tempo – spiega Salvatore, della società marchigiana Stenoflash –. Secondo i dati ministeriali per una causa civile il primo grado dura in media 935 giorni mentre ce ne vogliono 709 per l’appello, con l’introduzione delle trascrizioni verrebbe compresso il numero delle udienze e, perché no, le date dei rinvii, perciò si arriverebbe alle sentenze impiegando un terzo del tempo attuale».
Ci spieghi meglio questa proposta…
«Intanto inizierei col dire che convenzioni in tal senso sono già state attivate con i tribunali e gli Ordini degli avvocati di Pesaro e Urbino. La trascrizione delle testimonianze al processo civile è una facoltà rimessa alle parti contendenti e il giudice, in caso di consenso di almeno uno dei litiganti, può disporre la trascrizione».
Cosa cambierebbe?
«Molto. La verbalizzazione sintetica effettuata a mano del cancelliere, parziale e talvolta inevitabile prodotto di sintesi e interpretazione, verrebbe integrata o sostituita da quella fedele della trascrizione».
In quali settori sarebbero applicabili le trascrizioni?
«Nelle materie civili dove ci sono i testimoni. Sono moltissime: processi in materia di lavoro, innumerevoli contenziosi, separazioni e divorzi, liti familiari, marchi e brevetti oppure questioni legate ai minorenni, dispute ereditarie e molte altre».
Sì, ma chi paga?
«Le parti in causa, i contendenti, oppure soltanto quello che ne farà richiesta. Sia chiaro: noi interverremmo a chiamata, quindi non per tutte le udienze civili ma soltanto per quelle più particolari in cui ne viene ravvisata l’esigenza. Per il Ministero, che inevitabilmente ne trarrebbe vantaggio, è un’operazione a costo zero».
I tempi. Di quanto si ridurrebbero?
«E’ un dato difficile da quantificare ma, secondo alcune stime, almeno di due terzi. Poniamo il caso che oggi, in un’udienza, vengano sentiti solo due testimoni; registrando la deposizione il giudice potrebbe interrogarne sei in quanto, in questo modo, non si soffrirebbero tempi morti di dettatura e trascrizione manuale. A quel punto il verbale stringato del cancelliere verrebbe integrato nel giro di un paio di settimane con le trascrizioni complete. Insomma, una rivoluzione copernicana nell’epoca del Processo civile telematico in cui ancora certe operazioni vengono compiute a mano».
Il verbale integrale è sinonimo di maggior garanzia per le parti.
«Senza dubbio. Certe volte ancora ci si sforza di interpretare la grafia del cancelliere che in occasione dell’udienza, su indicazione del giudice, deve sintetizzare concetti lunghi e articolati. Con le trascrizioni, invece, il contraddittorio sarebbe fedele e puntuale come nel Penale e non sfuggirebbero eventuali tentennamenti del testimone, momenti di indecisione, contraddizioni e incertezze poiché tutto rimarrebbe registrato in un Cd consegnato ai difensori e al giudice. Oggi viene preso per buono e fa fede solo il verbale del cancelliere. Con un mixer e qualche microfono, invece, il diritto di difesa verrebbe esaltato e sarebbe garantita la massima autorevolezza all’intervento degli avvocati».
Anche i tempi dei rinvii da un’udienza all’altra si restringerebbero?
«Dopo 14 giorni, o anche meno se necessario, magistrato e avvocati avrebbero le trascrizioni integrali di testimoni e periti. Di fatto ogni singolo processo conterebbe meno udienze perciò le sentenze verrebbero depositate in tempi molto più brevi».
In una recente intervista a Umbria24 la neo presidente del tribunale di Perugia, Mariella Roberti, ha spiegato che «la Giustizia efficiente è ossigeno per l’economia».
«In linea generale Giustizia veloce è sinonimo di sicurezza quindi certamente la celerità del giudizio rende tutti più ricchi. Nel diritto conteso ci sono giganteschi interessi in ballo. Ancor più che al Penale è al Civile che si decide la vita delle persone e quest’ultima in un Paese evoluto come l’Italia non dovrebbe rimanere appesa più del dovuto a causa delle lungaggini della Giustizia».
Perugia potrebbe raccogliere quest’interessante proposta…
«I grandi tribunali d’Italia non hanno ancora intrapreso questo percorso tecnologico di modernizzazione e il distretto giudiziario di Perugia potrebbe mostrare efficienza con una mossa che certamente verrebbe percepita a livello centrale come un’azione a difesa della Corte d’appello. Proporrò questa idea al presidente del tribunale di Perugia, Mariella Roberti, all’omologa Rosanna Ianniello di Terni e al facente funzioni di Spoleto, Roberto Laudenzi. In Umbria ho lavorato più dieci anni, dal 2006 al 2017, e ho potuto apprezzare la sensibilità e la professionalità degli addetti ai lavori. Estenderò la richiesta anche agli Ordini professionali di altre città perché questo progetto può risultare davvero determinante per il bene della Giustizia. Quindi di tutti noi».
