In un anno in Umbria prezzi su del 2,8%

di Daniele Bovi

Sono la benzina, il gasolio e gli altri combustibili a bruciare il portafoglio degli umbri. Nel 2011 infatti, secondo i dati diffusi lunedì mattina dall’Istat, i maggiori rincari rispetto al 2010 si sono registrati in Umbria per la casa, le bollette e i trasporti. Senza dimenticare il cibo. E così se l’indice inflazionistico generale è al 2,8% nel 2011, comunque in netta accelerazione (+1,3%) rispetto alla media del 2010, è nei settori sopra citati che si sono abbattuti i rincari più sanguinosi per le famiglie. Nel comparto casa, che comprende i costi per acqua, elettricità e combustibili, il salasso in Umbria è stato del 6,7%, mentre appena più basso, 6,3%, è stato l’aumento per i trasporti che nel corso dell’anno sono cresciuti costantemente toccando punte anche dell’8,7%.

Cibo, bevande e benzina Più contenuti i segni più che riguardano cibo e bevande, prodotti che risentono fortemente delle fiammate all’insù di benzina e gasolio. Nel corso del 2011 i prezzi di cibo e  bevande analcoliche sono stati più cari del 2,9%, mentre alcol e tabacchi hanno messo a segno aumenti del 3,3%. Nel complesso quindi il cosiddetto carrello della spesa, ovvero l’insieme di quei prodotti che le famiglie comprano con più frequenza, è diventato più caro del 3,5%. Secondo la Confederazione italiana agricoltori si tratta del dato più pesante dal 2008 e che supera abbondantemente il dato medio annuo dell’infazione (+2,8%). Più in dettaglio, la dinamica dei prezzi al consumo nel 2011 è stata sostenuta principalmente dalla crescita dei listini dei carburanti: su base annua infatti il salasso per gasolio e benzina è da record: rispettivamente +24% e +15,8%. Numeri che, secondo la Cia, hanno contribuito a determinare quasi un terzo del tasso d’inflazione annuo generale.

Abbigliamento e sanità Altri settori, in Umbria, hanno fatto registrare aumenti decisamente inferiori. Per abbigliamento e calzature il conto è stato più salato dell’1,3%, mentre per mobili e oggettivistica per la casa dell’1,1%. Hotel e ristoranti hanno messo a segno un più 1,3%, mentre sono addirittura calati i prezzi per servizi sanitari, comunicazioni e istruzione.

Oltre mille euro a famiglia Gli aumenti delle tariffe e la ripresa dell’inflazione si tradurranno in una stangata, secondo il calcolo del Codacons, da 1.059 euro per una famiglia media di 2,6 componenti e di 1.257 euro per una famiglia di 3 persone. A preoccupare i consumatori è «la stangata sui beni ad alta frequenza di acquisto che, nella media del 2011, hanno registrato un aumento del 3,5%, equivalente ad una spesa aggiuntiva, rispetto al 2010, pari a 476 euro per una famiglia di 3 persone. Se si considera, però, il solo dato di dicembre, pari al +4,3%, ecco che la batosta sale a 585 euro. Considerato che il carrello della spesa incide per il 38,9% della spesa complessiva delle famiglie, ecco che il dato dovrebbe essere preso in seria considerazione dal Governo». Governo che secondo l’associazione oltre alla bassa crescita dovrebbe avere come altra priorità proprio la dinamica inflazionistica.

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