di Dan.Bo.
Il valore dell’indice nazionale dei prezzi al consumo a Perugia si conferma più alto rispetto alla media nazionale. Secondo l’analisi mensile di Istat la variazione su base annuale è del 6,5 per cento, mezzo punto in più rispetto al resto del paese. La stima preliminare a livello nazionale parlava di un 6,2 per cento: un rallentamento dovuto essenzialmente alla componente energetica. Una dinamica dovuta «all’inclusione del bonus energia (elettricità e gas) nel calcolo degli indici dei prezzi al consumo, resa possibile – nota l’Istituto – dalla disponibilità di stime sulla platea dei beneficiari (estesa dal primo aprile fino a comprendere circa 5 milioni di famiglie, 3 per il bonus elettricità e 2 per il bonus gas, con valenza retroattiva dal primo gennaio 2022)».
L’analisi Se da una parte il bonus ha contribuito a raffreddare i prezzi, dall’altra vanno registrati gli aumenti di altre componenti fondamentali per quanto riguarda il carrello della spesa. Su base annua, accelerano comparti come quelli dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +5 a +5,7 per cento), dei trasporti (+2,8 per cento), degli alimentari sia lavorati (+1,6 per cento) che non (+1,6 per cento) e in generale dei beni durevoli (+0,6 per cento). «Le tensioni inflazionistiche – sottolinea Istat su questo fronte – continuano a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali i beni durevoli e non, i servizi relativi ai trasporti e gli alimentari lavorati, con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che si porta a +5,7 per cento». L’inflazione acquisita per il 2022 è quindi pari a +5,2 per cento per l’indice generale e a +2 per cento per la componente di fondo.
Il territorio Per quanto riguarda l’analisi a livello territoriale, ad aprile l’inflazione rallenta un po’ in tutto il paese, confermandosi però sopra la media nelle isole (da +7,5 per cento di marzo a +6,9 per cento) e nel Nord-Est (da +6,7 per cento a +6,4 per cento) e pari al dato nazionale al Sud (da +6,7 per cento a +6,0 per cento), mentre si posiziona al di sotto nel Centro (da +6,1 per cento a +5,7 per cento) e nel Nord-Ovest (da +6,0 per cento a +5,6 per cento). Quanto all’Umbria, il dato è in linea con la media nazionale. Guardando invece ai capoluoghi di regione e alle città con più di 150 mila abitanti, l’inflazione più elevata si registra Bolzano (+8,1 per cento), Trento (+7,5 per cento) e Catania (+7,3 per cento), mentre le variazioni tendenziali più contenute si registrano a Milano (+5,2 per cento), Reggio Emilia (+5 per cento) e Ancona (+4,8 per cento).
