di Daniele Bovi
«Uno shock macroeconomico eccezionale e un quadro molto fosco, in Italia e ancor più in Umbria, caratterizzato da forte incertezza e da una notevole sfiducia di famiglie e imprese. Siamo in una crisi senza precedenti». A dirlo è stata la direttrice della Sezione di Perugia di Banca d’Italia Miriam Sartini aprendo, giovedì, la videoconferenza in cui è stato presentato l’aggiornamento congiunturale sull’economia umbra.
Caduta senza precedenti Oltre alla «caduta senza precedenti» del Pil regionale nella prima metà del 2020 (-11% secondo la stima dello Svimez presentata a settembre), Banca d’Italia parla di una ripresa parziale nel terzo trimestre dell’anno, caratterizzata però da forte incertezza. «Davanti a noi – ha detto la direttrice – ci troveremo un mondo molto diverso con diverse esigenze, e saranno importanti le decisioni a lungo termine. Serve capacità progettuale del pubblico e del privato per affrontare i nodi che in Umbria, peraltro non ancora uscita dalla precedente crisi, sono sempre gli stessi: scarsa innovazione e bassa produttività; su questi fronti servono investimenti».
TURISMO, SETTORE MANIFESTA AD ASSISI
Giovani e precari A pagare un conto molto salato sono in particolare i precari e i giovani: se in generale l’occupazione è diminuita di poco più di un punto percentuale nei primi sei mesi (-1,4%) e quella a tempo indeterminato, grazie a misure come la cassa integrazione e il divieto di licenziamenti, ha tenuto (-3,7%), sull’altro fronte i contratti a tempo determinato si sono ridotti di quasi un quarto, in particolare nel settore del commercio e in quello alberghiero e della ristorazione; e la classe d’età più colpita è quella che ha meno di 30 anni, caratterizzata da un’alta percentuale di contratti a termine nei settori più danneggiati. Bankitalia registra anche una forte flessione delle ore lavorate (-15%), del numero di persone in cerca di occupazione (-18%). Massiccio, ovviamente, il ricorso alla cassa integrazione: 31 milioni di ore in nove mesi (più 11 milioni dei Fondi di solidarietà), la metà delle quali riguardanti la metalmeccanica e il 15% l’edilizia.
I settori E le imprese? Stando ai numeri raccolti da Bankitalia attraverso un sondaggio realizzato a settembre tra quelle con più di 20 addetti, dopo il brusco calo di ordini, produzioni e vendite registrato in primavera, ci sono segnali di recupero nel periodo estivo e una percentuale più bassa di aziende che soffrono forti flessioni del fatturato. Abbigliamento, metalli e meccanica sono i settori che hanno sofferto di più in termini di vendite, con l’eccezione del settore alimentare, per il quale il fatturato è aumentato. La forte incertezza di questi tempi, poi, ha inciso sui piani di investimento, che sono stati ridimensionati da tre imprese su 10 (solo il 10% ha deciso di aumentarli). Particolarmente colpito anche il settore delle costruzioni e il mercato immobiliare: nei primi sette mesi le ore lavorate sono diminuite di quasi un quarto, mentre da gennaio a giugno le compravendite sono diminuite del 19% La speranza per le imprese del mattone è che una spinta arrivi dal superbonus e dallo snellimento delle procedure per la ricostruzione post terremoto.
Turismo ed export Da notare, sul fronte del commercio, che nel primo semestre a chiudere sono stati soprattutto i negozi più piccoli, mentre a tenere è stata la grande distribuzione, più attrezzata a reggere l’onda d’urto. Tra i comparti più compromessi c’è poi quello turistico: arrivi e presenze nei primi 8 mesi si sono dimezzati (con un azzeramento da marzo a giugno), con una fiammata agostana dovuta essenzialmente al fatto che gli italiani hanno deciso di passare le vacanze nel Belpaese: in Umbria si parla di un +32% concentrato soprattutto nel settore extra alberghiero, il che ha permesso di compensare il -61% del turismo straniero. Alla fine dell’estate, però, gli alberghi hanno ricominciato a svuotarsi. Segno meno anche per l’export, diminuito di quasi il 15% nel primo semestre, con discese vertiginose in particolare per macchinari (-22,5%) e mezzi di trasporto (-35%); segno più, invece, per i prodotti alimentari esportati verso la Russia, per i prodotti chimico-farmaceutici e per la carta. Nel complesso, un quadro dominato anche per i prossimi mesi da forte incertezza.
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