Un operaio (©Fabrizio Troccoli)

di Chia.Fa.

Investimenti ed esportazioni tornati abbondantemente oltre i livelli pre Covid, ma l’occupazione è ancora in diminuzione. Questo si legge nell’ultima ricerca che Cna Umbria ha commissionato al centro studi Sintesi per indagare lo stato di salute dell’economia in Umbria nel secondo anno di pandemia e da cui emerge che se nel 2021 il Pil crescerà del 6,1 per cento, quindi più di della media nazionale, il nodo del lavoro resta ancora da sciogliere, tanto che il presidente dell’associazione datoriale, Michele Carloni, sostiene che «ci troviamo in presenza di una ripresa senza occupazione».

Pil 2021 e 2022 In particolare, dal focus di Sintesi sull’Umbria emerge che sul Pil le ultime proiezioni delineano un «quadro economico in netto miglioramento rispetto alle stime di gennaio e nell’anno in corso il Pil dell’Umbria dovrebbe limitare il divario rispetto al periodo pre-pandemia a 3,5 punti percentuali», mentre dal 2022 ci si attende «un’ulteriore crescita del Pil dell’Umbria stimata al 4,2 per cento, che dovrebbe condurre l’economia regionale a un livello superiore a quello del 2019».

Consumi Per quanto riguarda i consumi, invece, «il 2021 dovrebbe chiudersi con una ripresa da parte delle famiglie del 5,5 per cento, in significativo miglioramento rispetto alle stime di gennaio, ma ancora nettamente inferiori rispetto al dato del 2019 (-4,7 per cento), mentre nel 2022 i consumi dovrebbero crescere ulteriormente (+4,5%), arrivando a sfiorare il livello pre-pandemia».

Investimenti Sul fronte degli investimenti, poi, l’analisi rileva che «l’evoluzione in Umbria manifesta un progresso rilevante rispetto alle proiezioni di inizio anno: per il 2021 le stime indicano una crescita del 15,2 per cento, livello che consente all’Umbria di recuperare abbondantemente quanto perso nel 2020, mentre l’anno prossimo dovrebbe verificarsi un’ulteriore aumento del valore degli investimenti, stimato in un + 6,2 per cento».

Imprese attive
Crescita più contenuta rispetto alla media nazionale (1,1 per cento), invece, per il numero delle imprese attive rilevate da Sintesi nel mese di agosto 2021, che si è chiuso con un leggero aumento (+ 0,6 per cento) rispetto alla fine del 2019. L’analisi per settori, poi, racconta che a fronte di una sostanziale tenuta del numero delle imprese, ve ne sono alcuni ancora in difficoltà, come manifattura e commercio, mentre tra i comparti in crescita rientrano quelli dedicati ai servizi tradizionali, innovativi e alla persona.

Occupazione Resta tasto dolente quello dell’occupazione. Nel secondo trimestre 2021 si è registrata una contrazione del numero di addetti del 2,1 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre il confronto con la fine del 2019 l’emorragia del lavoro segna 9 mila posti, vale a dire -3,5 per cento, che però è più contenuta rispetto alla media nazionale. «Il fatto che non si torni a creare occupazione – sostiene Carloni – dipende essenzialmente dal fatto che le offerte di lavoro provenienti dalle nostre imprese non incontrano le esigenze di molti giovani in cerca di occupazione, né quelle di disoccupati che preferiscono restare alla finestra e contare su ammortizzatori sociali come la Naspi o il reddito di cittadinanza, che sono strumenti sicuramente idonei a combattere la povertà e a ridurre le disuguaglianze, ma necessitano di essere cambiati radicalmente nel loro funzionamento. Lo stesso vale in quei casi in cui ci troviamo di fronte a casse integrazioni speciali che vanno avanti da decenni con una proroga dietro l’altra. L’esigenza delle imprese umbre è di trovare manodopera che, se non specializzata, sia almeno motivata a impegnarsi in un lavoro produttivo».

Turismo Fa sorridere, invece, il turismo che nei primi otto mesi del 2021 ha fatto contare 2,9 milioni di presenze turistiche, con un aumento del 26 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il confronto con il 2019 evidenzia l’entità dell’impatto del Covid: da gennaio ad agosto 2021 le presenze in Umbria sono inferiori del 34 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019 (pesano le restrizioni dell’autunno inverno 2021) e a risentire maggiormente dell’impatto della pandemia è la componente dei turisti stranieri, crollata del 59 per cento nel 2020 ed in forte ripresa nei primi otto mesi del 2021 (+85 per cento).

Export
Positiva anche l’analisi sulle esportazioni che il primo semestre 2021 conferma in ripresa, comunque iniziata fin dal terzo trimestre 2020. Tra gennaio e giugno 2021 l’export dell’Umbria è aumentato di quasi 22 punti percentuali rispetto ai primi sei mesi del 2020, con il risultato che l’Umbria si è già riportata sui livelli di esportazioni pre-pandemia. Secondo Sintesi, infatti, il valore dell’export nel primo semestre 2021 risulta superiore di 1 punto percentuale al dato riferito ai primi sei mesi del 2019. In particolare, nel primo semestre 2021 i comparti manifatturieri manifestano una crescita del valore delle esportazioni dello 0,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. in umbria il trend positivo riguarda soprattutto la metallurgia, con una variazione dell’export pari al +17 per cento diversamente, i comparti «made» si collocano ancora su un livello inferiore al 2019 (-3,5 per cento).

@chilodice

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