di Maurizio Troccoli
Ogni mille abitanti ci sono 14 negozi, nella nostra regione. Nell’ultimo decennio sono cresciuti gli esercizi di medie dimensioni, soprattutto per i settori merceologici, mentre i punti vendita di generi alimentari diminuiscono. Resta fermo il dato del numero delle grandi strutture, pur aumentando le dimensioni degli spazi vendita. E’ questo, con unq estrema sintesi il dato che emerge dalla ricerca dell’Aur (Agenzia umbria ricerche) sull’andamento del commercio nella nostra regione (dati aggiornati al 2009) . Dando un’occhiata ai numeri, nello specifico, è possibile constatare come siano cresciute le attività nella nostra regione e in che modo i dati della crescita locale si possono rapportare a quelli nazionali o del Centro Italia in generale. Ecco i dettagli.
Crescono attività di vicinato, non alimentari Si è registrata una forte crescita numerica degli esercizi di vicinato (ossia con superficie di vendita non superiore a 250 metri quadrati nei comuni sopra 10mila abitanti), passati da 14.526 del 1998 a 15.803 nel 2008. In crescita risultano anche gli esercizi del settore non alimentare (da 11.356 a 12.685), mentre c’è stata una contrazione, assai minore, di quelli alimentari (da 4.473 a 4.371).
21mila metri quadrati in più di punti vendita. Ferme le grandi strutture Si è assistito a una crescita generalizzata di superfici di vendita per circa 320mila metri quadrati; stazionario il numero delle grandi strutture (31), con un aumento di 21mila metri quadrati di superficie che si è verificato in maniera più consistente per le medie strutture, il cui numero invece si è ridotto.
Il commercio al dettaglio cresce meno dell’ingrosso In Umbria le imprese registrate sotto la voce Commercio ingrosso e dettaglio; riparazione beni personali e per la casa risultano 22.284, su un totale di 95.162 unità, con un’incidenza percentuale del 23,4 per cento, appena inferiore alla media italiana. Tra il 2002 e il 2008 sono cresciute dello 0,6 per cento, con una flessione nel 2007, a fronte di una crescita del 2 per cento della media nazionale e del 6,7 di quella del Centro Italia. Nella maggior parte, il 56 per cento, si tratta di attività di commercio al dettaglio che, a differenza di quanto avvenuto a livello nazionale o di Centro Italia, è cresciuto meno del comparto dell’ingrosso.
Nel commercio 60mila lavoratori. Donne il 64%Gli occupati nel settore sono 60.100 (dato 2007), pari al 15,2% del totale, con una crescita irregolare dal 2000 in poi, pari complessivamente all’11,9 per cento, più consistente rispetto alla media italiana ed appena al di sotto di quella delle regioni del centro (13,1%). Le donne rappresentano il 64% del totale degli addetti.
Superiore al valore nazionale, ma inferiore a quello centroitaliano, è il valore aggiunto che, sempre al 2007, è per questo comparto di 2.224,9 milioni di euro correnti, pari all’11,6% di quello riferito a tutti i settori economici ed al 16,9% di quello della sola voce servizi.
12mila attività di commercio al dettaglio Quanto alla rete di vendita, nel 2008 l’Osservatorio nazionale del commercio presso il Ministero dello Sviluppo economico indica in 12.197 unità le attività primarie di commercio al dettaglio, la cui consistenza in Umbria risulta in crescita. Ogni mille abitanti risultano in Umbria 13,8 esercizi; prevalgono le imprese individuali (53,1%, ma la media nazionale è del 61,5), seguite dal 28,7 di società di persone (più della media italiana) e un 16,9 per cento di società di capitali.
Bracco: modello da ripensare Per l’assessore regionale al commercio Fabrizio Bracco «è irrinunciabile e non più rinviabile per l’Umbria ripensare al suo modello di sviluppo, con un riposizionamento dei settori produttivi in cui al terziario venga riconosciuto un peso maggiore rispetto a quanto finora avvenuto, con risorse e strumenti adeguati». «Il commercio non ha solo una valenza economica – ha detto Bracco – ma caratterizza anche l’organizzazione delle città e la vita sociale. Un ruolo che la Regione, impegnata nell’attuazione della legge regionale 15 del 2010 che ha recepito la Direttiva comunitaria relativa ai servizi e prevede la pianificazione territoriale e urbanistica del settore, intende ulteriormente sostenere e valorizzare. A questo scopo sono indirizzati gli interventi per il rilancio dei centri storici, gli investimenti per accrescere l’attrattività turistica, le azioni volte a riattivare lo ‘spirito di comunità’ delle nostre città».
Centri commerciali naturali «Diventa fondamentale l’innovazione e la qualificazione del sistema commerciale – ha proseguito – garantendo una rete adeguata, con un equilibrio dell’offerta, che garantisca la libertà e il diritto del consumatore a poter scegliere tra i tutti i tipi di esercizi e i sistemi di vendita e prezzi. Uno degli elementi di innovazione è rappresentato dalla realizzazione dei centri commerciali naturali – ha detto l’assessore regionale -. La Regione vuol favorire, inoltre, la crescita dell’imprenditoria attraverso il sostegno agli investimenti per la formazione. Ma vanno mobilitate tutte le energie dell’Umbria per non perdere il ‘treno’ della ripresa, in uno scenario internazionale che va ogni giorno mutando».

