Nel terzo trimestre emergono le prime tendenze positive nel manifatturiero in provincia di Perugia che però si affiancano a dati ancora negativi, nonostante il leggero progresso. La produzione entra finalmente in campo positivo, anche se il valore della variazione appare di entità modesta. Buono l’andamento delle esportazioni, ma le forti difficoltà del mercato interno, influenzano negativamente il fatturato che peggiora, annullando la progressione del precedente trimestre. Migliora l’andamento degli ordinativi, anche in funzione dell’attivo delle festività, ma la variazione tendenziale si mantiene ancora sotto lo zero.

Lo scenario È questo in sintesi lo scenario che emerge dall’Osservatorio congiunturale della Camera di Commercio di Perugia attraverso l’indagine condotta su un campione di 390 imprese manifatturiere. Nel terzo trimestre 2013 la produzione manifatturiera provinciale registra finalmente un valore positivo, anche se di poco superiore allo zero: +0,3% su base annua, a fronte del -2% tendenziale del precedente trimestre. Il dato perugino risulta più incoraggiante del dato medio regionale, che rimane ancora col segno negativo: -1,5% tendenziale. All’opposto il fatturato delle imprese manifatturiere della provincia, nel terzo trimestre 2013, si attesta a -2,1% su base annua, evidenziando un peggioramento rispetto al -1,4% tendenziale del secondo trimestre del 2013. Anche in questo caso il dato perugino risulta migliore di quello dell’Umbria, pari a -3%.

Commercio L’analisi prende poi in considerazione anche il settore del commercio che accusa pure in questo terzo trimestre una fase di contrazione dei consumi, seppure più lieve dopo i pesanti segni meno del primo semestre. La variazione rispetto allo stesso periodo del 2012 infatti è del –3,1%, in alleggerimento però se la si confronta al -5,2% del trimestre precedente. Nessuno dei comparti si sottrae all’andamento negativo, infatti il bilancio in rosso delle vendite provinciali è da ricondurre ai risultati negativi registrati da tutte le imprese del commercio al dettaglio, sia di prodotti alimentari che di prodotti non alimentari, nonché dalla Grande distribuzione (-0,9% dopo il -2,7% dei mesi da aprile a giugno). Il non alimentare è più penalizzato dell’alimentare anche se in tutti e due i casi il dato è meno pesante.

Previsioni Le previsioni per gli ultimi tre mesi dell’anno non sono rosee nonostante la presenza delle festività natalizie: sono più infatti le imprese che si attendono una flessione delle vendite rispetto a quelle che segnalano un aumento. «Da tempo – commenta il presidente della Camera di commercio Giorgio Mencaroni – era apparso chiaro che la ripresa annunciata per la fine dell’anno non ci sarebbe stata, ma nel III trimestre qualche accenno un po’ più consistente di miglioramento lo abbiamo registrato. Certo servono altri numeri per uscire dalla recessione, ma è significativo il ritorno in campo positivo della produzione manifatturiera e la crescita degli ordinativi. Da troppo tempo denunciamo la mancanza di decisione e volontà politica che portino all’adozione di misure realmente in grado di sostenere una crescita che rischiamo di non agganciare anche nel 2014. E dopo cinque anni di crisi, sarebbe veramente drammatico lasciare spegnersi i flebili segnali che arrivano dal sistema economico nazionale e locale».

Così a Terni Di «attenuazione degli effetti della crisi, ma non ancora di inizio di ripresa» parla invece l’Osservatorio della Camera di commercio di Terni. Il terzo trimestre quindi anche qui si caratterizza per una serie di segno meno, ma in attenuazione rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Da segnalare il calo dell’occupazione tra le aziende con meno di nove dipendenti (-15%, il doppio della media regionale), mentre invece tiene tra quelle di media grandezza (+2,3%). Per quanto riguarda il commercio invece mnel breve periodo si registra una contrazione delle vendite del 3,2%. Un calo generalizzato che, rispetto al secondo trimestre dell’anno, ha riguardato sia il commercio al dettaglio che la grande distribuzione. «I nostri registri camerali – osserva il presidente Enrico Cipiccia – ci dicono che nei primi sei mesi dell’anno ci sono stati 6 milioni di euro non onorati, in pratica 30 mila euro al giorno, che imprese e famiglie non sono riuscite a pagare. Dietro i dati della congiuntura economica ci sono queste realtà concrete». «Occorre fare presto – prosegue – istituzioni locali, regionali e governo centrale devono ritrovare una forte unità d’intenti, per rendere il nostro Paese più competitivo e restituire alle imprese, quel ruolo di centralità e di attore determinante della scena economica”.

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