
di Daniele Bovi
Alla base della più che probabile messa in liquidazione di Teleunit spa (l’ufficialità dovrebbe arrivare alla metà di dicembre) c’è il dissidio, consumatosi nei giorni scorsi, tra la famiglia Cimica che detiene il pacchetto principale e l’amministratore unico Arienti. Il nodo dello scontro sta tutto nel piano industriale di rilancio della società a cui Arienti stava e sta lavorando. Secondo l’azionista principale infatti il piano che vorrebbe fare di Teleunit l’operatore telefonico principale della regione è insufficiente.
Massa critica Per essere competitivi in un mercato delle Tlc come quello attuale, fatto perlopiù di pochi e grandi player, c’è bisogno di fare massa critica. Di avere le spalli forti insomma. C’è questo dunque, come fanno sapere gli uomini di Teleunit dopo il servizio di Umbria24.it di ieri, alla base della messa in liquidazione volontaria e della ricerca di un partner forte. L’azienda, secondo quanto trapela, avrebbe una situazione di cassa buona e un’esposizione debitoria non grave. Teleunit, insomma, non è decotta. La liquidazione è volontaria e non fallimentare.
La sterzata La sterzata di cui l’azienda ha bisogno, a questo punto, non può che arrivare dalla partnership con una realtà che permetta a Teleunit di fare, come detto, migliori economie di scala e massa critica. Oltre ai nomi fatti ieri da Umbria24.it (OkCom e FlyNet) ci sarebbero altri tre o quattro operatori interessati a quella che, come sottolineano da Teleunit, rimane sempre un’azienda con parti sane. Intorno ai nomi dei possibili soggetti interessati però, vige il più stretto riserbo.
Nessuna ipotesi è esclusa Lo scenario, al momento, è molto fluido e nessuna ipotesi è esclusa. Per quanto riguarda il futuro degli oltre sessanta giovani lavoratori lo spettro delle possibilità è a 360 gradi. Si va da un incremento del personale in seguito ad una possibile fusione fino allo smantellamento. La proprietà però, fanno sapere da Teleunit, farà di tutto per tutelare il più possibile gli attuali livelli occupazionali.
