Un negozio Ikea

di Maurizio Troccoli

La strategia commerciale italiana di Ikea è tornata sotto i riflettori e lo conferma una esclusiva intervista del Sole 24 Ore al ceo Alpaslan Deliloglu, alla prima esperienza come massimo responsabile del gruppo nel Belpaese. Deliloglu ha illustrato un piano di espansione fisica dei punti vendita più robusto di qualsiasi altra area europea, con investimenti significativi tra il 2024 e il 2026 destinati al rinnovamento dei punti vendita esistenti, alla logistica sostenibile e all’apertura di nuovi store con format innovativi in particolare a partire da fine 2026 . L’obiettivo è rendere Ikea più accessibile alle persone, anche nelle città medie o territori ancora privi di presenza diretta.

La storia dei rapporti tra Ikea e l’Umbria è lunga e complessa, segnata da colpi di scena, rallentamenti burocratici e vicende giudiziarie che hanno impedito per anni l’insediamento stabile del colosso svedese. La prima concreta ipotesi – come ricostruito da Umbria24 – risale al marzo 2006, con indiscrezioni su un possibile arrivo a Perugia nell’area della discoteca Red Zone, confermata dall’azienda come possibile a media o lunga scadenza. Tra il 2008 e il 2009 furono valutate altre località, tra cui San Martino in Campo, Corciano, Magione, Lidarno, Deruta, Ospedalicchio, Bastia, Marsciano e Spello, con San Martino al centro delle trattative. Il progetto originario prevedeva l’apertura tra il 2010 e il 2011, un centro direzionale regionale e oltre 200 assunzioni distribuite nei Comuni coinvolti. La complessità della trattativa derivava dalla necessità di una variante urbanistica per trasformare il terreno da agricolo di pregio a edificabile, dalle polemiche politiche e dall’esposto di Italia Nostra, oltre a problemi tecnici come un metanodotto che attraversava l’area. Nel gennaio 2011 il progetto fu illustrato alle commissioni consiliari e la giunta avviò la concertazione, mentre a marzo partì il procedimento per la variante. A ottobre 2011 un’inchiesta giudiziaria riguardò due persone legate alla Sea e alle Opere Pie, senza coinvolgere Ikea; il fascicolo fu archiviato dopo pochi mesi, ma l’incertezza rallentò ulteriormente il progetto. Tra il 2013 e il 2014 il dossier rimase in “revisione”, valutando nuove aree tra Corciano e Magione senza esito. Solo nel 2016 emersero i primi contatti concreti con Collestrada, legati a un possibile ampliamento del centro commerciale esistente, ma la strategia di Ikea stava ormai privilegiando piccoli negozi urbani e vendite online integrate con consegne a domicilio, rendendo il modello tradizionale di grande store meno coerente

In tutto questo percorso, l’Umbria è rimasta priva di negozi Ikea permanenti: ogni presenza sul territorio si è limitata a iniziative promozionali o temporanee, come i corner osservati al centro commerciale di Collestrada, senza tradursi in una vera sede fisica stabile. Questo contesto rende l’adozione dei nuovi small store, più flessibili e replicabili, una possibile soluzione concreta per portare Ikea in Umbria, in particolare a Perugia, dove il bacino di utenza non è direttamente servito dai grandi centri di Roma o di altre città vicinissime.

Il piano italiano di Ikea si articola oggi su più livelli. I negozi tradizionali, le cosiddette “blue box”, rappresentano i flagship store completi, di superficie tra 12.000 e 20.000 metri quadrati, collocati generalmente in periferia e con un assortimento completo di prodotti, servizi di consulenza, consegna a domicilio e ritiro in store. Accanto a questi, la multinazionale ha sviluppato gli small store, o Local Store Designed for Everyday Convenience, con superfici che partono da 4.000‑5.000 metri quadrati e arrivano fino a circa 9.000 mq, progettati per città medio‑piccole. Questi store offrono prodotti di uso quotidiano, servizi digitali integrati, postazioni di visualizzazione e progettazione degli spazi domestici, con possibilità di ordinare online e ritirare in negozio o ricevere la consegna a domicilio. La formula dei small store è flessibile e replicabile, pensata per adattarsi alle caratteristiche locali dei bacini di utenza. Ad affiancare i small store ci sono i Plan & Order Point, punti urbani di dimensioni più contenute, specializzati nella progettazione degli spazi e nella consulenza personalizzata, e i Pick-Up Point, dove è possibile ritirare acquisti effettuati online.

Attualmente in Italia esistono 20 negozi tradizionali, 2 small store già aperti a Fiumicino e Cagliari, 28 Plan & Order Point nei centri città e un numero crescente di Pick-Up Point. Nel 2026 sono previste altre dieci aperture di Plan & Order Point e due small store entro fine anno, con l’Italia scelta come paese pilota assieme a Regno Unito, Stati Uniti e Polonia per testare e sviluppare questo nuovo formato.

Per valutare le opportunità per l’Umbria occorre considerare anche i bacini di utenza e la vicinanza a grandi centri già serviti. Terni è molto vicina a Roma e già beneficia dell’offerta dei negozi capitolini, riducendo l’urgenza di un nuovo punto vendita autonomo. Perugia, invece, ha un mercato più isolato, con bacino di riferimento che si sposta verso Ancona, una interessante presenza di studenti e di giovani, creando una reale opportunità per una presenza locale. Questo contesto rende più plausibile l’apertura di uno small store o di un Plan & Order Point a Perugia, capaci di servire la domanda locale senza richiedere le superfici e gli investimenti di un megastore tradizionale, e permettendo allo stesso tempo di integrare i servizi digitali e la vendita online.

Dal punto di vista dei servizi, Ikea Italia ha sviluppato un’offerta ampia che va dalla vendita online alla consulenza professionale, alla consegna a domicilio con veicoli elettrici, fino a servizi finanziari e pacchetti business rivolti a piccole e medie imprese. Il canale Ikea for Business risulta strategico per città come Perugia, dove il tessuto imprenditoriale è significativo e può beneficiare di soluzioni per arredare uffici e spazi commerciali. Inoltre, entro l’anno è previsto un progetto pilota a Milano – destinato poi a diventare globale – volto a integrare la consulenza per aziende con i nuovi formati small store, confermando l’attenzione verso città di media dimensione e bacini non ancora serviti.

La posizione dell’Umbria appare intermedia: la formula dei nuovi small store, flessibile e replicabile, potrebbe rappresentare una soluzione concreta per portare Ikea nel capoluogo umbro, integrando la vendita fisica con servizi digitali e consegna a domicilio, e riducendo il rischio di sovrapposizione con grandi centri già esistenti.

Ikea genera la maggior parte del suo fatturato dai negozi fisici tradizionali, con circa 69 % delle vendite totali proveniente dalle attività nei punti vendita stessi. Le vendite online costituiscono una porzione importante ma minoritaria, pari a circa 28 % delle entrate globali. Il restante 3 % circa deriva da servizi aggiuntivi legati ai negozi, come consegne, montaggio, consulenze di progettazione e altri servizi che completano l’esperienza di acquisto. Queste percentuali globali si basano sui dati ufficiali più recenti diffusi da Ikea nei suoi rapporti annuali, che distinguono esplicitamente vendite in store, vendite online e servizi come componenti della struttura dei ricavi.

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