Dopo il tessile anche l'edilizia in crisi nell'Orvietano

Strozzate dalla mancanza di liquidità cinque aziende edilizie dell’Orvietano che fanno capo all’imprenditore Roberto Biagioli (Icer, Calcestruzzi 90, Biagioli, R.B. Inerti e Pref System) chiedono aiuto alle istituzioni per salvare i posti di lavoro dei propri 140 dipendenti. Durante un incontro che si è tenuto martedì pomeriggio tra Cgil, Cisl e proprietà delle cinque aziende infatti, è emerso come nonostante in portafoglio le commesse non manchino, la crisi di liquidità stia costringendo le società a non pagare lavoratori e creditori.

Si teme per la sopravvivenza delle aziende «Ad oggi – sottolineano in una nota sindacati e aziende – non è stato possibile reperire questa liquidità attraverso il sistema del credito, o quantomeno non nei tempi necessari alle aziende per poter operare sul mercato». Una situazione, dicono senza mezzi termini, che «fa temere per la sopravvivenza stessa delle aziende». Da qui la richiesta alle istituzioni di un «incontro urgente al fine di verificare ogni possibile intervento finalizzato a salvaguardare i livelli occupazionali».

Galanello: il mondo del credito si assuma le sue responsabilità Un grido di dolore raccolto dal consigliere regionale del Pd Fausto Galanello, che dopo essersi detto favorevole ad accogliere la richiesta di un incontro urgente, chiede anche «un’assunzione di responsabilità» da parte del sistema creditizio umbro. «L’eventuale chiusura di questi stabilimenti – spiega in una nota il consigliere pd – avrebbe un effetto disastroso sull’economia del territorio, con una sensibile flessione dei livelli occupazionali ed una pesante ricaduta sui redditi di molte famiglie».

Cgil: serve uno sbocco rapido «Si tratta di una situazione di estrema gravità per il settore – commenta Andrea Farinelli, segretario della Fillea Cgil di Terni -, che perde alcuni pezzi storici di industria, e per il territorio Orvietano che oltre a vedere 140 posti di lavoro, un’enormità, messi a repentaglio, avrebbe ulteriori ripercussioni occupazionali molto significative anche nell’indotto». «A fronte di questa situazione – continua Farinelli – non c’è niente di peggio dell’incertezza che continua ad avvolgere tutta la vicenda. Per questo crediamo che sia necessario trovare uno sbocco rapido, non escludendo il possibile coinvolgimento di altre forze dell’imprenditoria locale».

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