In Umbria gli stranieri residenti hanno ormai superato quota 89 mila e rappresentano il 10,5% della popolazione regionale. Un dato in crescita che si inserisce nel quadro delineato dal nuovo rapporto del ministero del Lavoro sulla presenza dei cittadini extra Ue nelle città metropolitane italiane: una presenza sempre meno temporanea, sempre più legata al lavoro stabile, alle famiglie e ai permessi di soggiorno di lungo periodo.
Secondo il rapporto ministeriale, in Italia i cittadini non comunitari regolarmente presenti hanno superato i 3,8 milioni a fine 2024, con un aumento del 5,5% in un anno. Gli occupati extra Ue sono circa 1,77 milioni, pari al 7,4% del totale nazionale, con un tasso di occupazione del 61,3%, ormai molto vicino a quello degli italiani. Più della metà possiede inoltre un permesso di soggiorno di lungo periodo, segnale di una stabilizzazione strutturale della presenza migratoria.
L’Umbria pur non essendo nello studio che riguarda le città metropolitane presenta dinamiche molto simili. Secondo il censimento Istat aggiornato al 31 dicembre 2024, i residenti stranieri in Umbria sono 89.685, oltre mille in più rispetto all’anno precedente, mentre la popolazione complessiva continua a diminuire. Gli stranieri arrivano da 163 Paesi diversi e le comunità più numerose restano quelle di Romania, Albania e Marocco.
Proprio questo elemento consente di leggere meglio il peso degli extra Ue nel mercato del lavoro umbro. La maggioranza degli immigrati presenti in Umbria proviene ormai da Paesi extra europei o non appartenenti all’Unione europea. Una quota che alimenta settori produttivi sempre più dipendenti dalla manodopera straniera.
Il mercato del lavoro regionale, infatti, continua a crescere. Nel 2024 gli occupati umbri hanno raggiunto quota 373 mila, con un aumento di circa 11 mila unità in un anno e un tasso di occupazione del 68%, superiore sia alla media del Centro Italia sia a quella nazionale. La crescita più forte si registra nei servizi, nel turismo, nella ristorazione, nel commercio e nelle costruzioni: tutti comparti nei quali la presenza dei lavoratori stranieri, soprattutto extra Ue, è ormai strutturale.
In Umbria il fenomeno ha anche un forte impatto demografico. L’Istat sottolinea che la componente straniera rappresenta un fattore di “ringiovanimento” della popolazione regionale. In una regione che continua a perdere residenti e dove nel 2024 è stato registrato un nuovo record negativo di nascite, i nuclei familiari immigrati contribuiscono a mantenere aperte scuole, servizi e attività economiche, soprattutto nei territori più piccoli.
Anche il sistema scolastico riflette questa trasformazione. Secondo il dossier Caritas-Migrantes, in Umbria gli alunni con cittadinanza non italiana sono oltre 16.700 e rappresentano il 14,6% del totale. Quasi sette su dieci sono nati in Italia. Un dato che racconta come l’immigrazione non sia più soltanto legata agli arrivi, ma riguardi ormai seconde generazioni stabilmente inserite nel tessuto sociale regionale.
Il rapporto nazionale evidenzia inoltre che il 52,8% dei cittadini extra Ue in Italia possiede un permesso di soggiorno di lungo periodo e che il motivo principale dei nuovi permessi continua a essere il ricongiungimento familiare. Anche in Umbria il peso dei permessi per motivi familiari supera quello dei permessi per lavoro: secondo i dati regionali, il 38,1% delle richieste riguarda infatti la famiglia contro il 24,9% legato direttamente all’occupazione.
Il fenomeno apre però anche questioni economiche e sociali più ampie. Da un lato le imprese umbre, soprattutto nei servizi alla persona, nell’agricoltura, nella logistica e nell’edilizia, faticano sempre più a reperire manodopera italiana e dipendono in misura crescente dai lavoratori stranieri. Dall’altro cresce il tema dell’integrazione stabile: casa, scuola, sanità territoriale, formazione linguistica e accesso ai servizi diventano elementi centrali per una regione che invecchia rapidamente e che senza l’apporto migratorio perderebbe popolazione a ritmi ancora più elevati.
