di Chiara Fabrizi
Gli agricoltori sul piede di guerra. Sì, perché l’introduzione dell’Imu per i fabbricati rurali, finora esenti, avrà conseguenze dirompenti per il comparto agricolo. E a rischio finisce la tenuta complessiva di quest’economia. «La pressione fiscale diventerà insostenibile per gli addetti ai lavori». A fare scattare l’allarme intorno ad una della novità più importanti del decreto «Salva Italia» è direttamente Alfredo Monacelli, direttore di Confagricoltura Umbria.
Tassate stalle e rimesse, ma anche agriturismi L’Imu, ex-Ici, si applicherà ad esempio su stalle, rimesse e qualsiasi immobile strumentale alla gestione dell’azienda agricola, ma anche su agriturismi e abitazioni rurali rimasti fino ad oggi esenti. Ora, però, è il decreto del governo a rimescolare le carte, ordinando agli agricoltori il versamento della tassa su tutti i fabbricati rurali. Non solo. Il governo Monti ha anche disposto l’abolizione del catasto rurale (Catasto terreni), dove sono iscritti immobili realizzati o sistemati dopo il 1998, che dovranno passare all’urbano. Diversamente chi ha costruzioni rurali non accatastate dovrà rivolgersi ad un professionista per espletare la pratica.
«Come minimo la pressione fiscale raddoppierà» La rivoluzione fiscale che sta interessando il comparto agricolo (il 18 giugno dovrà essere pagato l’anticipo) fa così scattare l’allarme rosso. «Se quanto previsto nel decreto “Salva Italia” resterà invariato – spiega Monacelli a Umbria24 – la batosta per il comparto sarà pesantissima, perché a volere essere ottimisti la pressione fiscale per gli addetti ai lavori raddoppierà, ma potrebbe anche quadruplicare». In base a cosa? «In base alla risposta che daranno i Comuni»
La «tentazione» degli Enti Locali Sì, perché sull’Imu (Imposta municipale unica) le giunte saranno chiamate a giocare una partita importante. Tanto per intendersi sulle abitazioni rurali l’aliquota è fissata a 0.4%, ma può essere ridotta dagli enti locali fino a 0.2% o aumentata fino a 0,6%. L’aliquota sui fabbricati rurali strumentali, invece, è stata fissata allo 0.2% e può essere ridotta dai Comuni fino allo 0.1%. «È ovvio che in un periodi di bilanci comunali poveri – spiega Monacelli – la tentazione per gli enti è forte e per questo attraverso l’Anci Umbria abbiamo chiesto di discutere la possibilità di modulare e moderare le aliquote».
Aliquota pesantissima Una previsione regionale sull’incidenza della nuova pressione fiscale non c’è ed è probabile che nemmeno l’Agenzia delle Entrate abbia realmente il polso dell’entità della manovra. «Una delle questioni su cui a livello nazionale si sta premendo nel tentativo di rendere più sostenibile l’Imu sui rurali – conclude Monacelli – ha proprio a che fare con la stima. Il governo prevede di assicurarsi dalla manovra 1,5 miliardi, ma è stato sottolineato da più parti che l’Imu sui rurali e sui terreni (l’Umbria per via delle vaste aree montana è esente, ndr) è talmente dirompente da poter da sola valere un miliardo abbondante».

